VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

sabato 19 agosto 2017

Trenitalia inizierà la sperimentazione dei treni ad Idrogeno

di Roberto Lentini - 10 luglio 2017
I treni ad idrogeno potrebbero essere una realtà anche in Italia. Lo si è appreso dal convegno “Muoversi in Toscana“, che si è svolto il 6 e 7 luglio all’auditorium di Sant’Apollonia, a Firenze, organizzato dalla Regione Toscana per fare il punto sui temi delle infrastrutture e della mobilità. (vedi articolo)
Tra i prossimi traguardi del Gruppo FS Italiane delineati da Maurizio Gentile, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Rete Ferroviaria Italiana (RFI), e Orazio Iacono, Direttore Divisione Passeggeri Regionale di Trenitalia, c’è infatti la prima sperimentazione dei treni a idrogeno che inizierà proprio in Toscana per un eventuale impiego sulle linee secondarie non elettrificate.
Sarà comunque la Germania il primo Paese al mondo ad inaugurare un treno passeggeri a idrogeno e a emissioni zero. Si chiamerà Coradia iLint ed è stato progettato, in soli due anni, dalla società francese Alstom. Entrerà in servizio sui binari della linea Buxtehude-Bremervörde-Bremerhaven-Cuxhaven, in Bassa Sassonia, già a partire da dicembre 2017.
Nel cuore di Coradia iLint c’è la tecnologia ‘hydrail, una combinazione di fuel cell a idrogeno, batterie e sistemi di stoccaggio in sostituzione al diesel power pack che permette una resa equivalente a quella dell’unità elettrica multipla.
Sul tetto saranno posizionate delle celle a combustibile a idrogeno, ed inoltre saranno collocati dei punti di rifornimento lungo le linee ferroviarie, senza alcun bisogno di ulteriori interventi infrastrutturali o adeguamenti delle linee. Le sue uniche emissioni saranno vapore e acqua di condensa.
Con un pieno, afferma la società, la nuova locomotiva potrà percorrere tra i 600 e gli 800 chilometri, raggiungendo una velocità massima di 140 km / h.

L’Unione europea esamini le nuove (pessime) norme italiane sulla valutazione di impatto ambientale.

La direttiva n. 2014/52/UE ha integrato e modificato la direttiva n. 2011/92/UE sulla valutazione di impatto ambientale (qui il testo coordinato delle direttive sulla V.I.A.).
Nonostante reiterate e argomentate osservazioni inviate a Governo, Camera dei Deputati e Senato da parte di associazioni e comitati ambientalisti, purtroppo il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – serie generale – n. 156 del 6 luglio 2017 ed è in vigore dal 21 luglio 2017.
Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi per l’alta velocità (genn. 2010)
Soltanto alcuni aspetti marginali sono stati migliorati in seguito alle osservazioni ambientaliste e alle richieste di Regioni e Province autonome, ma 
l’impianto è rimasto di pessima fattura. Per giunta, contiene elementi di molto dubbia rispondenza alla direttiva europea, motivo per il quale il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inoltrato (17 agosto 2017) un ricorso ai sensi dell’art. 258 del Trattato per il funzionamento dell’Unione europea (TFUE) alla Commissione europea e alla Commissione “petizioni” del Parlamento europeo perché verifichino la piena rispondenza o meno del decreto legislativo n. 104/2017 alla normativa comunitaria sulla V.I.A.
Sono diverse le norme della disciplina nazionale sulla V.I.A. contestate:
* l’articolo 2, comma 1°, lettera c, del decreto legislativo n. 104/2017 prevede che il progetto da sottoporre a procedura di V.I.A. sia il progetto di fattibilità” di cui all’articolo 23, comma 6°, del decreto legislativo n. 50/2016 (nuovo Codice degli appalti), con una definizione progettuale generica e incompleta rispetto alla descrizione degli impatti ambientali, con evidenti danni collaterali sociali, ambientali ed economico-finanziari, in contrasto con gli obiettivi il coinvolgimento dell’opinione pubblica e il rafforzamento della qualità delle informazioni rese disponibili durante il processo autorizzativo richiesti dalla direttiva n. 2014/52/UE;
* analoghe considerazioni possono esser fatte riguardo l’articolo 8 del decreto legislativo n. 104/2017, che modifica l’art. 19 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. concernente la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.: il Soggetto proponente attualmente produce per lo svolgimento della procedura un mero “studio preliminare ambientale” al posto del vero e proprio progetto preliminare o progetto di fattibilità, come previsto dalla previgente normativa. E’ del tutto evidente come non siano raggiungibili gli obiettivi del coinvolgimento dell’opinione pubblica e del rafforzamento della qualità delle informazioni disposti dal Legislatore comunitario;
Balena (da National Geographic)
* l’articolo 23, comma 2°, del decreto legislativo n. 104/2017 prevede la valutazione di impatto sanitario per le sole “centrali termiche e altri impianti di combustione con potenza termica superiore a 300 MW”, in palese contrasto con gli obiettivi di cui alla direttiva n. 2014/52/UE (art. 3), che impone una valutazione degli effetti del progetto sulla salute della popolazione in via preminente in tutti i casi e non solo negli impianti sopra una determinata soglia (300 MW);
* l’articolo 18 del decreto legislativo n. 104/2017 prevede la sostituzione del previgente art. 29 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. in tema di sanzioni per violazioni varie della disciplina sulla V.I.A. e sulla verifica di assoggettabilità a V.I.A.        Esso viola pesantemente principi e obiettivi della direttiva n. 2014/52/UE in quanto permette “nel caso di progetti … realizzati senza la previa sottoposizione al procedimento di verifica di assoggettabilita’ a VIA, al procedimento di VIA ovvero al procedimento unico di cui all’articolo 27 o di cui all’articolo 27-bis, in violazione delle disposizioni  …  ovvero  in  caso  di  annullamento  in   sede giurisdizionale o in autotutela  dei  provvedimenti  di  verifica  di assoggettabilita’ a VIA o dei provvedimenti  di  VIA  relativi  a  un progetto gia’ realizzato o in  corso  di  realizzazione” alla “autorita’ competente” di “consentire la prosecuzione dei lavori o delle attivita’“ previa la considerazione discrezionale dell’esistenza dei “termini di sicurezza con riguardo agli eventuali rischi sanitari,  ambientali o  per  il  patrimonio  culturale”.       Si tratta del palese svuotamento degli obiettivi della normativa comunitaria che impone, in particolare con l’art. 10 bis della direttiva n.2011/92/UE come integrata dalla direttiva n. 2014/52/UE che testualmente afferma: “Gli Stati membri determinano le regole per le sanzioni da applicare in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate ai sensi della presente direttiva. Tali sanzioni sono effettive, proporzionate e dissuasive”, nonché con il successivo art. 11 relativo alle procedure amministrative e giurisdizionali di valutazione della legittimità del procedimento e i conseguenti provvedimenti.   
In parole povere, anche in assenza di preventiva pronuncia di V.I.A., anche contro una sentenza dei Giudici amministrativi, i lavori possono esser fatti proseguire, con una discrezionalità che scivola penosamente nell’arbitrio.
Roma, Fiume Tevere
Vi sono ulteriori aspetti molto discutibili della disciplina nazionale di recepimento delle direttive V.I.A. relative alla distribuzione dei poteri fra Stato e Regioni e Province autonome, alla sottrazione dei progetti di ricerche di idrocarburi all’obbligo di V.I.A. (sono ora destinati alla meno stringente procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.), alla nomina della Commissione tecnica V.I.A./V.A.S. per chiamata diretta, senza alcuna procedura selettiva, ma non sembrano confliggere con la normativa comunitaria in tema di valutazione di impatto ambientale.
Il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ritiene opportuno che vi sia una vera e propria ampia denuncia popolare contro questa pessima e illegittima normativa nazionale di recepimento della disciplina comunitaria sulla V.I.A.: un fac simile di ricorso è disponibile gratuitamente per comitati, associazioni, singoli cittadini, basta richiederlo all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.
La procedura di V.I.A. deve garantire l’ambiente e la salute dei cittadini, non gli interessi di speculatori e petrolieri!
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
 
(foto A.N.S.A., E.R., S.D., archivio GrIG)
-----------------

Secondo l’ Ufficio valutazione impatto del Senato

Fondi europei: «analisi costi-benefici insufficiente per 9 su 10 grandi progetti italiani finanziati tra 2007 e 2013»

Il fatto quotidiano del 14 Agosto
Il rapporto del neonato Ufficio valutazione impatto del Senato sulla capacità progettuale dell’Italia in termini di qualità .Il 70% dei progetti infrastrutturali presentati alla Commissione scontava “problemi sulla valutazione del mercato interno o nell’impianto progettuale”. Il problema è a monte: le leggi che dovrebbero imporre un’analisi accurata non vengono applicate e non ci sono sanzioni per gli enti che non le rispettano.Il 90% dei “Grandi progetti” che le Regioni italiane hanno presentato alla Commissione Ue nel periodo 2007-2013 chiedendo che fossero finanziati con fondi europei aveva “un’insufficiente analisi costi-benefici“. Il 70% scontava “problemi sulla valutazione del mercato interno o nell’impianto progettuale”. E il 50% tondo era lacunoso nella valutazione ambientale. E’ quello che emerge da un focus del neonato Ufficio valutazione impatto (Uvi) del Senato, presieduto da Pietro Grasso, sulla capacità progettuale dell’Italia in termini di qualità.
“L’accordo di partenariato con la Ue per l’utilizzo dei Fondi di sviluppo e investimento europei è nel pieno della sua attuazione”, è la premessa dell’organismo che punta proprio a potenziare nel nostro Paese la cultura della valutazione. “L’Italia sta scegliendo le grandi opere da realizzare nel settennato europeo 2014-2020. Con una novità: l’accordo firmato con la Ue ci chiede non solo di rispettare il nesso fondamentale tra piano e progetto attraverso meccanismi auto-valutativi, ma individua numerosi indicatori di risultato per gli obiettivi tematici, sia come valore ex-ante la spesa pubblica, sia come target”. Saremo in grado di vincere la sfida? I precedenti non fanno ben sperare, visto che “l’esperienza dei Grandi progetti 2007-2013 ha dimostrato molte criticità”, si legge nel rapporto dell’Uvi.
Nel ciclo di programmazione 2007-2013 furono presentati da Stato e Regioni 95 Grandi progetti, di cui 57 approvati dalla Commissione per un valore complessivo di oltre 17 miliardi di euro. La CoBENmmissione europea, nei due mesi a sua disposizione per approvare o respingere le opere – strade, infrastrutture ferroviarie e di trasporto aereo, reti energetiche, infrastrutture per telecomunicazioni – in base alle analisi costi-benefici, all’impianto progettuale, alla conformità con le norme sugli aiuti di Stato eccetera, ha rilevato molti aspetti critici. In 47 casi sui 53 analizzati dall’Uiv sono emerse gravi lacune sull’analisi costi benefici, 36 progetti presentavano problemi nell’impianto progettuale, 35 avevano incompatibilità rispetto alla normativa sul mercato interno. In un caso su 2, inoltre, le istruttorie avevano lacune nelle valutazioni ambientali. Meno frequenti le osservazioni sul piano della copertura finanziaria, sul sistema di gestione degli interventi realizzati e sulla presenza di aiuti di Stato, che però sono arrivate in circa il 30% dei casi.
La conclusione dell’Ufficio è che “a causa delle criticità segnalate, le valutazioni finanziarie sono destinate a subire continui aggiustamenti, anche successivi alla stipula
del contratto di appalto o concessione, diventando un metro non sempre affidabile per giudicare la sostenibilità di un intervento. Gli strumenti della valutazione ex-ante dei progetti in Italia richiedono linee guida che li rendano effettivamente obbligatori e applicabili. Gli interventi normativi sono stati talvolta caratterizzati da una dinamica intermittente, da una incompleta applicazione, dalla mancanza di concrete sanzioni per gli Enti che non completano l’iter valutativo richiesto”. Ciliegina sulla torta, “risultano carenti gli strumenti tecnico-economici a supporto delle Amministrazioni locali nello svolgimento della funzione di progettazione e di supervisione della gestione”.

venerdì 4 agosto 2017

A proposito del project financing applicato alla sanità e l’intervento tardivo della Corte dei Conti regionale

Nel gennaio del 2013 il nostro comitato promosse, assieme alla CUB sanità, un convegno sulla situazione generale della sanità in Toscana, sulle minacce sempre più avvertite dai cittadini alla tutela della salute, all’accesso universale alla cura e all’assistenza.
               Tutto ciò a causa di un processo sempre più spinto di aziendalizzazione delle Asl e  di piani sanitari regionali ispirati a una logica di privatizzazione e di risparmio i cui capisaldi si fondavano sulla “partecipazione alla spesa” (ticket ) e sull’aumento delle liste d’attesa, sulla diminuzione dei distretti sanitari, sul taglio dei posti letto e  dei costi di degenza, sul blocco del turn over fra medici e infermieri, nonché sulla vendita del patrimonio immobiliare e storico in capo alle stesse aziende sanitarie.
               In quel convegno furono anche denunciate le  storture di cui soffriva il tanto esaltato modello toscano: altissimi stipendi per i massimi dirigenti, ingenti sprechi e un carente sistema di controllo dei bilanci delle varie Asl, come testimoniato dal clamoroso buco milionario di Massa, riconducibile a pratiche contabili poco trasparenti, e da altri casi toscani, poco chiari, di deficit di bilancio.
               Fra gli sprechi, intesi come sperpero di denaro pubblico a favore dei privati, oltre all’acquisto di nuovi edifici pagati ben oltre il loro valore di mercato
 pur avendo a disposizione un enorme patrimonio di immobili inutilizzato, emerse, grazie alla rigorosa analisi del compianto Ivan Cicconi, quello della costruzione dei quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Pistoia, Prato)utilizzando il cosiddetto project financing”.
               Un sistema, la finanza di progetto, che prevede la costruzione di questi ospedali da parte di un concessionario privato, che gestisce direttamente l’opera e i suoi costi anche se gran parte del finanziamento è a carico delle Asl. Per compensare l’apporto del privato all’operazione, la parte pubblica riconoscerà al concessionario un canone fisso garantito, per minimo 19 anni da esso stesso determinato, in cambio del quale erogherà, a pagamento e in condizioni monopolistiche, tutti i servizi non sanitari, commerciali e di manutenzione della struttura ospedaliera.
               Ivan Cicconi spiegò nel convegno come tale partenariato pubblico-privato, che già con la TAV era servito a mascherare dietro il millantato finanziamento privato quello enorme a totale carico del pubblico, con il conseguente incremento del debito a carico delle future generazioni, applicato alla sanità, avrebbe parimenti danneggiato gli interessi collettivi incrementandone i costi con il risultato di 
arricchire solo i privati e impoverire le già scarse risorse del welfare.                
             Oggi, come rileva la stessa Corte dei Conti, sappiamo che i nuovi ospedali sono costati  379 milioni, di cui circa 303  sborsati dal pubblico, che si è accollato anche una parte consistente degli oneri finanziari e fiscali relativi ai prestiti bancari  sostenuti dal privato, il quale ne ha messi solo 75. Con questa operazione il privato incamera non solo i guadagni sulla costruzione, ma soprattutto una rendita sicura e sproporzionata (1,227 miliardi) che si tradurrà in un vero e proprio salasso per i bilanci sanitari.
               Da rilevare, inoltre , come  l’edilizia ospedaliera quale nuovo business privato, ha prodotto un’altra deleteria conseguenza:  tutti i quattro ospedali toscani  presentano problemi strutturali e di impiantistica fin dalla loro apertura: dall’acqua che penetra dal suolo a causa del sito inadatto prescelto, alle porte che non isolano né chiudono, alle sale  operatorie scarsamente funzionali, ecc.
  Infatti, la Corte dei Conti, a questo proposito, rileva che è stata “modesta l’attività di controllo, anche a causa della direzione dei lavori, affidata, per disposizione legislativa, all’esecutore stesso”.
                E che dire, in ultimo, di queste scelte incentrate sui grandi ospedali che si accompagnano, malgrado le forti e motivate opposizioni delle popolazioni locali, alla chiusura o al depotenziamento di storici e indispensabili presidi ospedalieri, in particolare quelli delle aree disagiate e di montagna?
               I cittadini devono prendere sempre più coscienza di questi problemi, delle responsabilità politiche che sono alla base delle mancanze sempre più gravi del sistema sanitario pubblico, della progressiva mercificazione e privatizzazione del diritto alla salute.   

https://youtu.be/yiUxQQZESIY

Comitato SAN SALVI CHI PUO’

giovedì 3 agosto 2017

mercoledì 2 agosto 2017

COMUNCIATO STAMPA SU IMPIANTO INCENERITORE DI SELVAPIANA

Il Consiglio Regionale mercoledì 26 Luglio 2017 ha definitivamente CANCELLATO dal Piano Regionale dei Rifiuti (PRB) la realizzazione del nuovo inceneritore di Selvapiana.

I passaggi che hanno portato ad ufficializzare la cosa, prendono vita pochi anni fa, dal 2015, con un protocollo di Intesa firmato da tutti i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’impianto.

Ma di acqua sotto ai ponti ne è passata tanta dal lontano 2005 quando il Comitato Valdisieve, l’Associazione Valdisieve e l’Associazione Vivere in Valdisieve (che dalla manifestazione del 2013 si sono chiamati anche Rete Valdisieve/Verso Rifiuti Zero) e Italia Nostra si sono mossi contro questo progetto facendo informazione, organizzando banchini, assemblee e dibattiti pubblici, manifestazioni, spettacoli e portando in loco medici, ambientalisti, tecnici, avvocati, ingegneri, esperti di gestione rifiuti e testimoni di altre amministrazioni dove era stato possibile attivare la Strategia RZ ed eliminare l’uso degli inceneritori. Ovviamente li ringraziamo tutti quanti per essere riusciti, insieme, a BLOCCARE il progetto.

Se dal 2005 non ci fossero state le associazioni a contrastare l’opera, con molta probabilità già dal 2007 molte pietre sarebbero già poste e non avremmo potuto porre rimedio a quello che, oggi, viene definito un impianto NON economicamente sostenibileEd è questa l’UNICA ragione per cui gli enti (i soli che potevano siglarne la cancellazione) hanno fatto un passo indietro.

In tutti questi anni si sono spesi soldi preziosi per un progetto che interessava Privati (UCH Holding Srl –Unieco – Castelnuovese - Sta Spa – Monte dei Paschi di Siena - Banca Etruria - Coop Lat - Valdisieve Scrl – Quadrifoglio – Unieco - TM.E spa - Hera) assicurando loro un profitto per trent’anni dalla Concessione.
Fare business escludendo il rischio d’impresa per i privati e ricaricare tutto sulle bollette, rende queste “opere pubbliche” molto allettanti.
Il Piano Economico Finanziario (PEF), criticato da noi e da professionisti del settore, era talmente improponibile che alla fine hanno dovuto arrendersi. Ma i soldi pubblici gettati al vento e spesi per il progetto, le autorizzazioni e la gestione di una SRL apposita, peseranno ulteriormente sulle bollette dei 68 comuni di ATO per 2 milioni e 430 mila euro.

A parte tutto, è bene sottolineare che questo è un precedente interessante: anche se pianificato e autorizzato, un inceneritore, si può sempre scegliere di non farlo (e il pensiero va a “Case Passerini”).

Ora auspichiamo che si possa intraprendere finalmente un percorso condiviso fra i vari soggetti partecipi al ciclo dei rifiuti, in primis gli utenti, che segua i principi virtuosi propri della strategia “Rifiuti Zero” ovvero “Zero Waste” (zero sprechi). Anche se quasi nessuno ci ringrazia per aver bloccato per molti anni la realizzazione del MOSTRO, ed aver permesso così una maturazione degli eventi fino a quello di mercoledì in consiglio regionale, noi invece ribadiamo il ringraziamento agli amministratori e all’avvocatura della regione che in questi due anni hanno trovato l’escamotage giusto per uscire da questo impiccio.

Rufina, 1 Agosto 2017





RETE VALDISIEVE/Ass. Valdisieve, Comitato Valdisieve, Ass. “Vivere in Valdisieve” 
insieme a Italia Nostra Onlus (Fi)
 Alcune testate on line che hanno riportato il comunicato:

Non servono i numeri per descrivere il successo dell’Alta Felicita’

Comunicato finale del Festival Alta Felicità –

La prima cosa che vogliamo scrivere è GRAZIE, ma proprio a tutte e tutti.

Il movimento NoTav è riuscito ad arrivare ai cuori delle persone, oltre 600 persone hanno partecipato alla gita al Cantiere di Chiomonte, tutte per osservare con i propri occhi la macchina mangia soldi che da oltre venticinque anni prova a distruggere la Valsusa.
Una media di 150 persone ogni giorno hanno partecipato alle visite guidate che percorrevano due, tre vie al giorno. Solo ieri al, Ponte del Seghino, 400 persone si facevano raccontare una delle tappe della storia del Movimento, attraverso le letture dell’ultimo libro di Wu Ming 1. Quando il 31 ottobre del 2005 la polizia tentò di prendersi i terreni, ma fu respinta dalla popolazione che resistette per un giorno intero sui sentieri della montagna di Mompantero.
E oltre a sentirci parte della storia mentre che questa scorre, vediamo come la curiosità di avere risposte da parte della gente sia punto centrale.

In questo crediamo che il Festival Alta Felicità, nella sua seconda edizione, abbia nuovamente centrato l’obiettivo, ma anche alzato la posta, poiché la consapevolezza di chi ha partecipato era molto forte: tutti si sono resi conto che quanto viene raccontato fuori dai media è particolarmente discostante dalla realtà.
E così si sono creati dei legami, attraverso i sorrisi, le domande, le migliaia di indicazioni che sono state date all’info point. Abbiamo visto lo stupore negli occhi di chi in questi giorni ha avuto modo di raggiungere il Cantiere di Chiomonte passando per i sentieri de La Ramat. “Si parte e si torna insieme” e anche sotto il temporale siamo rimasti senza andar via, esattamente come negli anni durante presidi e occupazioni durate giorni e giorni.
La determinazione è un altro valore che portiamo con orgoglio, la stessa che abbiamo visto in tutti quelli che sono arrivati a Venaus, anche solo per un giorno.

Ieri pomeriggio le parole di Stefano Benni sulle lotte ambientali, sul mito del progresso,  un progresso spietato che arricchisce pochi e distrugge i territori a scapito dei suoi abitanti. Il Tav è un’opera che tutti reputiamo inutile e dannosa, tutti noi che, per quattro giorni abbiamo vissuto all’interno di una logica che escludeva il profitto. Dove l’obiettivo era spostato dal guadagno alla semplice riuscita dell’evento, della festa. Perché più che un festival è stata una festa. Quattro giorni senza fermarsi mai. Nella serata conclusiva sono saliti sul palco artisti come Roy Paci & Aretuska, i Meganoidi, Mau Mau, Clementino e tanti altri che hanno fatto ballare migliaia di persone.
La festa però è stata “alla moda nostra”, e ad aiutarci sono arrivate persone da tutta Italia, ma anche dall’Europa e dall’Africa. Oltre 200 i protagonisti della ciurma che hanno dedicato parte della loro permanenza a servizio del movimento, di un obiettivo comune, con un sorriso, entusiasmo e soprattutto tanta curiosità.

Ciò che rilanciamo è che da questo punto si continui e ci si incontri di nuovo. Il Festival Alta Felicità è un pezzo della lotta, è il momento estivo in cui ci ritroviamo per stare insieme senza pensieri. Capaci di costruire momenti interamente autogestiti e autorganizzati, dove l’apporto di ognuno arriva da una spinta che viene da dentro da una consapevolezza che ti permette di creare momenti di socialità di qualità elevatissima, e altri invece capaci di assaltare il cantiere.
Non esistono strane retoriche per continuare a tentare di vendere un modello che respingiamo già nelle piccole cose. Vogliamo vivere potendo immaginare il nostro futuro, costruire le nostre vite su obiettivi condivisi; quello che non accettiamo più è assistere alle kermesse come il G20 di Amburgo o il prossimo G7 di Torino. Non siamo più disposti a rimanere fermi di fronte a tutto quello che gli stessi “grandi del mondo” ci stanno portando via. Esigiamo rispetto e sappiamo costruirci lo spazio d’azione. Il Tav distrugge i territori, toglie fondi alla sanità, all’istruzione, costituisce un problema di fronte al quale l’unica possibilità che abbiamo è quella di alzare la testa e dire basta.
In diversi ci hanno chiesto quante persone siano arrivate e a noi che i numeri preferiamo farli dare agli altri, rispondiamo che le nostre aspettative si sono superate e di tanto, che sono andati 15.000 arrosticini, 15.000 litri di birra, 700 kg pasta, 400 kg sughi, 6100 kg tra frutta e verdura, 2000 kg tra carne e pesce, 8000 panini, 1200 tomini brace, 2000 gofri, 5300 dolci e non potevano mancare i 1200 litri di vino e 65 di Genepy.

Migliaia di grazie a chi è venuto per la prima volta nella Valle che Resiste, a chi ci è tornato, a chi non ha potuto ma è intervenuto con una donazione, a chi ha cucinato tutte quelle meraviglie, alle acciughe al verde, alla cura con cui tutti i cibi sono stati presentati, a chi il festival l’ha vissuto a Susa ai parcheggi dando indicazioni a tutti e facendo così i primi incontri con il movimento. Grazie a chi ha guidato avanti e indietro Venaus Torino accompagnando gli artisti, grazie anche a chi è stato ai punti di rallentamento sulla strada statale a far rallentare e confluire le auto, a chi ha fatto le pulizie sempre con il sorriso, a chi ci ha dato copertura medica ventiquattrore su ventiquattro, a chi ci ha dissetato in ogni momento, a chi ci ha consigliato dove mettere la tenda, a chi ha montato i palchi, li ha seguiti e li ha smontati, a chi ha fatto su e giù per i sentieri occupandosi delle gite, a chi ha saputo raccontarvi le discrepanze tecniche all’interno dei progetti dei vari governi italiani, a chi vi ha fatto venire una gran voglia di raggiungerci curando la comunicazione, a chi ha accolto la ciurma e le ha permesso di entrare nel movimento, a chi ha organizzato tutti i concerti e tutti gli eventi culturali, a chi si è messo a disposizione quando ce n’era la necessità, alla stampante del sindaco, a tutti gli artisti che hanno partecipato.
Un grazie alla borgata 8 dicembre che ci siamo ripresi nel 2005. Ci vediamo sulle barricate.
Grazie!
FONTE: Non servono i numeri per descrivere il successo dell’Alta Felicita’ 

lunedì 31 luglio 2017

Due pesi e due misure: l’ipocrisia di Enrico Rossi in Toscana

Senza entrare in considerazioni di carattere antropologico, noi umani non siamo tutti uguali e questa è cosa risaputa; così non si può certo dire che sono tutti uguali gli appartenenti ad una comunità (come potrebbe essere – ad esempio – per coloro che vivono in Toscana). Questo assunto però non vale – ovviamente – in tema di doveri, diritti e tutele, dove tutti noi dovremmo essere considerati allo stesso modo.
E qui il condizionale è d’obbligo perché, invece, in alcuni casi, c’è la tendenza a fare dei distinguo.
Prendiamo, ad esempio, i residenti nel territorio tra Firenze e Prato interessati dalla realizzazione del nuovo aeroporto di Peretola, e i cittadini di Rosignano Solvay coinvolti nella realizzazione del terminale di rigassificazione GNL della Società EDISON.
A leggere le “carte” relative alle procedure amministrative che sottendono la realizzazione dei due progetti, non può sfuggire come le due comunità siano state considerate in modo diverso, e ciò non perché trattasi di progetti completamente diversi tra loro, cosa comunque ovvia (aeroporto, stoccaggio gas), bensì perché la politica è intervenuta con una diversa attenzione tra le due problematiche, introducendo così un principio di disuguaglianza tra cittadini.
Per spiegare l’accaduto dobbiamo partire dalla fine, e cioè dai pareri positivi alla realizzazione delle due opere espressi dal Ministero dell’ambiente (per l’aeroporto – in verità – siamo tutti in trepida attesa della firma del decreto VIA da parte del Ministro, firma annunciata da oramai otto mesi ed ancora non pervenuta). La Regione toscana ha invece partecipato ai due procedimenti di VIA, esprimendo sia per l’aeroporto, sia per il rigassificatore un parere tecnico negativo.
Fin qui niente di strano. E’ già successo altre volte che non si sia trovato un accordo tra il Ministero e la Regione.
Dove è allora la particolarità? La particolarità è presto spiegata:
  • per l’aeroporto di Firenze la Giunta regionale ha deciso di andare, come si dice, a diritto, deliberando un parere positivo senza tener conto del pronunciamento negativo del Nucleo di VIA, dove in modo chiaro ed inequivocabile sono state descritte l’illegittimità del procedimento, le gravi carenze progettuali, gli impatti ambientali non considerati e i marcati errori del proponente nella predisposizione dei quadri emissivi;
  • sul rigassificatore della EDISON, a seguito del pronunciamento negativo del Nucleo di VIA, la Giunta regionale ha invece – coerentemente – deliberato un parere negativo. In verità, leggendo i giornali, apprendiamo che il Presidente Rossi ha fatto di più: ha dichiarato il 21 luglio scorso “La Regione mantiene il suo no”. In un lungo articolo ricco di citazioni, il Presidente parla di “… giudizio pesantemente negativo …sia di merito che di metodo…”, “… non si possono creare condizioni di aggravio ulteriore del rischio sul territorio, con una sorta di effetto domino …”, “… Qualcuno dovrà assumersi la responsabilità innanzi ai cittadini di Rosignano e Vada”, fino a dichiarare “… negheremo l’intesa …”.
Plauso A Rossi per la fermezza e determinazione con cui tratta l’argomento, ciò detto però il sottoscritto, ma anche molti altri toscani, sono curiosi di sapere dal Presidente cosa l’ha spinto a ritenere gli abitanti di Rosignano e Vada più meritevoli delle sue attenzioni (e quelle dell’intera giunta), rispetto alle migliaia di persone che vivono e lavorano tra Firenze, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino, Calenzano, Poggio a Caiano, Prato e Carmignano, per le quali non una parola è stata spesa.
Voglio ricordare – a riguardo – che l’unica discutibile proposta fatta dal Presidente per l’aeroporto di Firenze è stata l’autoproclamazione a capo di un Osservatorio ambientale, a garanzia della buona realizzazione delle opere (quando e se sarà). Non sfuggirà a molti che gli Osservatori ambientali, in Italia, sono serviti, e servono tuttora, solo ad arricchire i curricula di quanti vi fanno parte; per il resto sono scatole vuote, o meglio organismi del tutto inutili.
Da questi paralleli, non vorrei dover desumere che le decisioni politiche, qualche volta, si differenziano così marcatamente tra loro, semplicemente perché l’interesse non è garantire stessi diritti e tutele per tutti , ma consentire a qualcuno (ad esempio certa finanza e certe lobby) la realizzazione di quanto desiderato, senza se e senza ma e, diciamola tutta e fino in fondo, senza preoccuparsi più di tanto di chi quelle decisioni le dovrà subire.
Per chi abita nella piana di Firenze, Prato e Pistoia, anziché in riva al mare, sarebbe grave se il futuro fosse semplicemente legato alla sorte.
Spero di essere smentito.
*Fabio Zita

Fabio Zita

Fabio Zita, architetto,  fino al 2014 dirigente del Settore VIA della Regione Toscana, membro della Commissione VIA nazionale, ha diretto in seguito il Settore Tutela, riqualificazione e valorizzazione del Paesaggio, coordinando fra l'altro la formazione del Piano Paesaggistico regionale.

giovedì 27 luglio 2017

VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE, DI FURBATA IN FURBATA!



In vigore le nuove (pessime) norme sulla valutazione di impatto ambientale e iniziano le prime furbate.

La direttiva n. 2014/52/UE ha integrato e modificato la direttiva n. 2011/92/UE sulla valutazione di impatto ambientale (qui il testo coordinato delle direttive sulla V.I.A.).
Nonostante reiterate e argomentate osservazioni inviate a Governo, Camera dei Deputati e Senato da parte di associazioni e comitati ambientalisti, purtroppo il decreto legislativo 16 giugno 2017, n. 104 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale – serie generale – n. 156 del 6 luglio 2017 ed è in vigore dal 21 luglio 2017.
Soltanto alcuni aspetti marginali sono stati migliorati in seguito alle osservazioni ambientaliste e alle richieste di Regioni e Province autonome, ma l’impianto è rimasto di pessima fatturaPer giunta, contiene elementi di dubbia rispondenza alla direttiva europea, motivo per il quale stiamo esaminando l’ipotesi di un ricorso in tempi brevi alle Istituzioni comunitarie.
Intanto, però, arrivano i primi effetti della nuova normativa sulla V.I.A., in quel di Firenze   Ce ne parla l’arch. Antonio Fiorentino.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


martedì 25 luglio 2017

CONGRATULAZIONI A LUCA MERCALLI NOMINATO NEL COMITATO SCIENTIFICO DI ISPRA (... E ALL'AMBIENTE CHE NON POTRÀ CHE GIOVARSENE)!



Con la nota 16341, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del territorio 
e del Mare, ente vigilante su ISPRA, ha trasmesso i nomi del nuovo Presidente, 
dei membri del Consiglio di Amministrazione e quelli del Consiglio Scientifico 
dell'Istituto.
Il dott. Stefano Laporta, già Direttore generale dell'Istituto, si è insediato 
lo scorso 15 luglio in qualità di nuovo Presidente dell'ISPRA
Assieme alla sua nomina, sono arrivate anche quelle dei membri del Consiglio di Amministrazione e del 
Miriam Lanza e Giovanni Immordino sono i nomi nuovi del CdA ISPRA
mentre vengono confermati i consiglieri Mauro Libé e Alfredo De Girolamo Vitolo.
Anche per il Consiglio Scientifico vengono confermati due 
nomi, Andrea Segré e Francesco Venerando Mantegna, mentre 
entrano a farne parte i nuovi consiglieri Michele Scardi, Luca 
Mercalli e Porzia Maiorano.

FONTE: