VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

sabato 21 aprile 2018

Ue, nuove regole per il riciclo dei rifiuti. "L'economia circolare è realtà"

Approvate quattro direttive europee per recupero dei materiali, gestione degli scarti, inquinamento e spreco alimentare. Gli obiettivi: risparmi per le aziende di 600 miliardi all'anno, 140mila nuovi posti di lavoro e un taglio di 617 milioni di tonnellate di C02 entro il 2035
di ALBERTO D'ARGENIO
Ue, nuove regole per il riciclo dei rifiuti. "L'economia circolare è realtà"
STRASBURGO - L'Europa entra nell'era dell'economia circolare. Dopo tre anni di dure trattive, il Parlamento europeo riunito in plenaria a Strasburgo ha dato il via libera con un'ampia maggioranza al pacchetto, quattro direttive, pensato per combinare ambientalismo e crescita economica. Le potenzialità secondo la Commissione europea, autrice della proposta poi negoziata tra Parlamento e governi, sono di portare risparmi per le aziende di 600 miliardi all'anno, 140mila nuovi posti di lavoro e un taglio di 617 milioni di tonnellate di C02 entro il 2035. Con effetti sul Pil tra l’1 e il 7% all’anno. Dunque si cerca di coniugare un approccio verde con una serie di risparmi per le aziende, che riciclando tagliano i costi sulle materie prime guadagnando in competitività e ammodernando i loro cicli produttivi.
 
"Dopo più di tre anni di lavoro – commenta Simona Bonafé (Pd), relatrice del testo per l'Europarlamento -  riduciamo la pressione sul pianeta per l'utilizzo delle materie prime e passiamo da un modello economico lineare a uno in cui la crescita diventa sostenibile". Risultato non scontato, visto che il negoziato per arrivare a un testo condiviso è stato difficile, con diverse capitali che, spaventate dai nuovi target vincolanti in arrivo dall’Europa, hanno provato ad affondare il pacchetto.
 
Nel concreto, il salto nell’economia circolare avviene con quattro direttive europee rispettivamente su riciclo dei rifiuti, imballaggi, rifiuti da batterie, componenti elettriche ed elettroniche e infine discariche. L'idea è che recuperando le materie prime dai rifiuti, le aziende inquineranno meno e soprattutto taglieranno i costi nel processo produttivo. Non è l'utopia dei rifiuti zero, è qualcosa di più concreto.

·PREVENZIONE, RIPARAZIONE E RICICLO
Le quattro direttive introducono diverse novità, a partire dal rafforzamento della gerarchia di rifiuti grazie alla quale i governi dovranno ulteriormente rovesciare le loro politiche: la priorità dovrà essere prevenire la creazione dei rifiuti, in secondo luogo privilegiarne riparazione e riciclo, segue il recupero energetico attraverso i termovalorizzatori. All’ultimo posto la discarica. Per questa ragione diventerà obbligatorio in tutta Europa, come già in Italia, per i produttori di imballaggi dare vita a consorzi che si occuperanno di riciclarli (con metodi che puntano alla massima efficienza facendo risparmiare milioni di euro). Centrale anche l'introduzione di un target allo spreco alimentare: tutti i governi europei dovranno tagliarlo del 30% entro il 2025 e del 50% entro il 2030. Allo stesso modo dovrà essere eliminata la generazione di rifiuti marini.

·DIFFERENZIARE E' UN OBBLIGO
L'Europa cancella poi le deroghe in bianco alla raccolta separata dei rifiuti, dalla plastica al metallo passando per vetro e carta: tutti i paesi Ue dovranno farla ed eventuali sconti potranno essere autorizzati solo da Bruxelles a fronte di esigenze motivate e credibili. Conseguenza sono i nuovi target sui rifiuti riciclati: dovranno essere il 55% nel 2025, il 60% nel 2030 e il 65% nel 2035. Percentuali che saranno calcolate con nuovi metodi negli scorsi mesi al centro di duri negoziati in quanto potrebbero portare a sorprese: la Germania, ad esempio, che dell'essere leader nell'ambientalismo fa un vanto, con i nuovi criteri potrebbe vedere i suoi numeri calare drasticamente.

·I NUOVI TARGET
Ci sarà anche l'obbligo di raccolta separata dei rifiuti organici, come cibo e piante, e soprattutto nuovi obiettivi per riciclare i rifiuti da imballaggi: 65% entro il 2025 e 70% entro il 2030 con alcuni sotto
target, come quello di plastica (50 e 55%), vetro (70 e 75) o carta (75 e 85). Fondamentale infine il nuovo tetto del 10% massimo entro il 2035 ai rifiuti che potranno essere gettati in discarica (oggi l'Italia viaggia intorno al 28% ma ci sono paesi messi peggio, come la Romania con il 70%).


Giù le mani dalla piana! Giù le mani dagli attivisti e dalle attiviste NoInc NoAero!

Negli ultimi giorni sei militanti dell’assemblea del presidio contro le grandi opere nocive si sono visti recapitare una denuncia per violenza privata e riunione pubblica non autorizzata.
Le denunce fanno riferimento ai fatti dell’estate 2017: in quel periodo infatti gli abitanti della piana e gli attivisti, grazie ad un attento monitoraggio e a una assidua presenza sul territorio si erano accorti che nel più totale silenzio erano iniziati i lavori preliminari per la nuova pista dell’aeroporto di Peretola.
Fu dunque immediata la decisione di provare a difendere quei luoghi e bloccare simbolicamente le trivelle, azioni che furono possibili solo grazie alla grande partecipazione e presenza di tanti e tante tra attivisti, abitanti e solidali.
Le accuse mosse sono tanto pretestuose da sfiorare il ridicolo; sarebbe “violenza” sedersi sulla benna di un escavatore e non volersi spostare? Ma siamo consapevoli del clima repressivo in cui si collocano. Stiamo assistendo al violento sgombero della ZAD in Francia, ai pestaggi di polizia sui NoTAP in Salento, ai continui processi in Val di Susa e, in generale, alla repressione contro tutte quelle comunità che si
autorganizzano per resistere.
Un clima repressivo a cui si ascrivono anche il sequestro del presidio NoInc-NoAero e i tre procedimenti penali per la violazione dei sigilli, avviati in estate, in riferimento ad una partecipatissima iniziativa svoltasi in primavera al presidio stesso, iniziativa che aveva visto la partecipazione eterogenea di tanti comitati. Questi atti, che mirano chiaramente a limitare la grande partecipazione popolare, saranno respinti proprio dalla determinazione e dal coinvolgimento di tutti anche nella difesa dei compagni.
Ciò che vogliamo dire è che non accettiamo lezioni di legalità da chi difende Toscana aeroporti, che mentre si accanisce nella realizzazione di nuovi ecomostri si dimentica di mettersi in regola con prescrizioni vecchie di quindici anni riguardanti le opere di compensazione per quello vecchio.
Ma non accettiamo lezioni di legalità da lor signori soprattutto perché abbiamo chiarissimo che a volte legalità e legittimità sono concetti non coincidenti; e gli abitanti che si organizzano e lottano per difendere i territori dalla devastazione e dal saccheggio degli speculatori sono legittimati a farlo, sempre. A questo clima di repressione risponderemo come sempre, rafforzando la lotta, estendendo la solidarietà.
Per questo torneremo ancora al presidio, in quel parco che vorrebbero ricoperto di cemento; cemento che dovrebbe portare ancora soldi nelle loro tasche, cemento armato per quanti immaginano un futuro diverso per la piana.
Per questo su quei terreni continueremo a starci, per questo continueremo a vivere e presidiare quei luoghi. Per questo facciamo un appello a tutti e tutte a partecipare alle iniziative di autofinanziamento e lotta che verranno organizzate e a fare sentire forte la loro solidarietà.
Giù le mani dal movimento NoInc NoAero, guai a chi ci tocca!

Il miglior rifiuto è quello che non viene prodotto. L’Europa pensa di tassare la plastica monouso

I rifiuti di plastica sono un reale problema
Dalle “isole di plastica” alle spiagge di rifiuti, dalla indagine secondo la quale, nel 2050, nei mari e negli oceani vi saranno più frammenti di plastica che pesci fino alla recente scoperta che nel 90% delle bottigliette d’acqua in commercio vi sarebbero micro frammenti di plastica. Sono ormai tanti gli spunti di discussione che hanno portato l’Unione Europea ad investire nelle politiche di riduzione dei rifiuti e di circular economy. In tal senso si inquadrano, ad esempio, le normative volte a favorire gli acquisti verdi nelle pubbliche amministrazioni ed a ridurre la produzione di rifiuti.
In arrivo la tassazione della plastica usa e getta?
Il prossimo maggio la comunità europea dovrà presentare la proposta di Bilancio triennale: tra le ipotesi sulle quali si sta lavorando vi è quella di una tassazione sull’impiego di prodotti monouso in plastica come piatti e bicchieri, incentivando così l’utilizzo di prodotti riutilizzabili. Il governo cinese ha già chiuso le porte all’arrivo della plastica da riciclare, definita ormai “troppa”.

Ridurre la plastica si può
In attesa della decisione europea è bene ricordare che sono stati – o sono in procinto di essere – adottati alcuni provvedimenti finalizzati alla riduzione dei prodotti monouso: ad esempio, sono stati creati incentivi sul vuoto a rendere (con la tassazione della singola bottiglia o lattina), è ormai prossima l’introduzione del divieto in Italia (e non solo) di commercializzazione e produzione dei cottonfioc non biodegradabili e di utilizzo delle microplastiche nella biocosmesi, è ormai vigente il divieto di commercializzazione di shopper monouso di plastica nonché l’obbligo di pagare anche quelli in bioplastica (che ha portato in Italia una forte contrazione delle buste monouso).
In attesa dell’adozione delle prossime misure possiamo iniziare a pensare a delle alternative alla plastica sulle tavole di mense e ristoranti: in questi luoghi possiamo completamente cancellare il ricorso a bottiglie monouso per le bevande scegliendo servizi come il freebeverage. Anche i bicchieri adoperati possono essere riutilizzabili o compostabili per una tavola senza plastica monouso senza dover rinunciare alle proprie bevande e, al contempo, rispettando il Pianeta. Se volete approfondire il tema delle mense sostenibili, ecco il nostro articolo sui vincitori del premio Mensa Verde 2017.

Europarlamento vuole incrementare differenziata

Rifiuti: riciclo carta, la cartiera RDM di Villa S.Lucia (Fr) © Ansa
Rifiuti: riciclo carta, la cartiera RDM di Villa S.Lucia (Fr)RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/Ansa

Obbligo in tutta Europa per i rifiuti organici

Aumento dei rifiuti urbani destinati a riciclo, drastica riduzione dello smaltimento in discarica, obbligo di differenziata in tutta Europa per organici (il cosiddetto 'umido') tessili e rifiuti pericolosi domestici, come le vernici. Sono le nuove norme Ue sui rifiuti del pacchetto 'economia circolare', frutto di un accordo raggiunto dalle istituzioni europee in dicembre e approvate oggi dalla plenaria dell'Europarlamento ad ampia maggioranza. Il pacchetto economia circolare stabilisce che entro il 2035 i rifiuti urbani conferiti in discarica non dovranno superare il 10% del totale. Secondo dati Eurostat, nell'Ue circa il 25% dei rifiuti urbani trattati viene interrato, in Italia la percentuale è del 28%, ma in diversi paesi dell'Europa centro-orientale si supera il 70%. Le nuove norme stabiliscono che il riciclo dovrà arrivare al 65% del totale dei rifiuti urbani grazie a tre target progressivi (2025, 2030 e 2035). Il provvedimento fissa traguardi più ambiziosi sugli imballaggi, con il 70% complessivo al 2030 - da raggiungere dopo una tappa intermedia nel 2025 con quote diverse secondo i materiali. Al 2030 dovrà essere recuperato almeno il 55% della plastica delle confezioni, l'85% di carta e cartone, il 75% del vetro. Dal 2023 la raccolta differenziata sarà obbligatoria in tutta l'Ue per i rifiuti organici (il cosiddetto 'umido') mentre per tessili e rifiuti pericolosi domestici si comincerà dal 2025.
Nuovi target Ue per emissioni da agricoltura e trasporti. Un nuovo target Ue per ridurre le emissioni di Co2 provenienti da agricoltura e trasporti del 30% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005 e nuove misure per aumentare il contributo all'azione per il clima delle attività forestali e della silvicoltura. Sono i contenuti di due regolamenti approvati martedì 17 dal Parlamento europeo, parti essenziali delle iniziative Ue per aggiornare la legislazione europea all'accordo di Parigi sul clima.
I due provvedimenti, insieme alla riforma del sistema di scambio delle quote di emissione (Ets), contribuiranno all'impegno Ue di ridurre le emissioni di almeno il 40% al 2030, rispetto ai livelli del 1990. Il primo regolamento, sugli obiettivi per agricoltura, trasporti, edilizia e rifiuti, è stato approvato con 343 voti favorevoli, 172 contrari e 170 astensioni.
Per l'Italia lo sforzo di riduzione delle emissioni al 2030 sarà del 33% con riferimento ai livelli del 2005. Il regolamento per il taglio delle emissioni attraverso misure sull'uso dei suoli e delle foreste è stato adottato con 574 voti favorevoli, 79 contrari e 32 astensioni.

Pacchetto sull’economia circolare: nuovi obiettivi di riciclaggio dell’UE

Il nuovo pacchetto sull’economia circolare stabilisce per l’UE ambiziosi obiettivi di riciclaggio 
e di riduzione delle discariche. Scopri quali sono gli obiettivi vincolanti e le scadenze


Gestire i rifiuti in modo più efficiente è il primo passo verso un’economia circolare, dove gran 
parte dei prodotti e materiali viene continuamente riciclata o riutilizzata. Lunedì 16 aprile gli 
eurodeputati discutono del pacchetto sull’economia circolare, che stabilisce nuovi obiettivi 
giuridicamente vincolanti per il riciclaggio dei rifiuti e la riduzione dello smaltimento in 
discarica con scadenze prestabilite.





Guarda il video direttamente a questo link 

Rifiuti: obiettivi europei più ambiziosi

Il pacchetto stabilisce due obiettivi comuni per l’Union europea. Il primo è il riciclo di almeno 
il 55% dei rifiuti urbani entro il 2025. Questa quota è destinata a salire al 60% entro il 2030 e al 
65% entro il 2035. Il secondo obiettivo è il riciclo del 65% dei rifiuti di imballaggi entro il 2025 
(70% entro il 2030) con obiettivi diversificati
per materiale, come illustrato nella tabella:








Le nuove regole riguardano anche le discariche e prevedono un obiettivo vincolante di riduzione 
dello smaltimento in discarica. Entro il 2035 al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani potrà 
essere smaltito in discarica.

Che impatto hanno i rifiuti sulla vita delle persone?
I rifiuti producono effetti negativi sull’ambiente, il clima, la salute dell’uomo e l’economia. Se 
non progettate correttamente, le discariche possono contaminare i terreni e le falde acquifere 
con le sostanze chimiche presenti nei rifiuti portando a conseguenze sulla salute di animali e persone.

Le discariche rilasciano il metano, un gas serra molto potente che influisce negativamente sul clima.

I rifiuti interessano anche l’economia: nello smaltimento in discarica si perdono tutte le materie 
prime e i prodotti che potrebbero invece produrre ulteriore valore se riutilizzate o riciclate e
reimmesse nel ciclo economico.

Nonostante la gestione dei rifiuti nell’UE sia molto migliorata negli ultimi decenni, più di un quarto 
dei rifiuti urbani viene ancora smaltito in discarica e meno della metà viene riciclato o compostato, 

FONTE: 

Ciafani, Legambiente: “Al Paese serve uno ‘ECOSbloccaItalia’”

Intervista al nuovo presidente di Legambiente: “L’Italia deve puntare sulle politiche ambientali, il prossimo governo vari subito un decreto”                                di ROBERTO ANTONINI                                        La scorsa legislatura è andata bene: mai così tanti i provvedimenti ambientali approvati, fra i quali alcuni molto importanti e attesi. Ma ora che è appena iniziata la nuova, bisognerà mettersi d’impegno per proseguire e migliorare. Da cosa partire? “Servirebbe un ‘EcoSbloccaItalia’ da varare nei primi 100 giorni di attività nel nuovo Governo”, di segno opposto al decreto targato Renzi, e si dovrà convincere il prossimo Esecutivo “di una cosa sulla quale nessun governo ha mai puntato, e cioè fare delle politiche ambientali un pilastro delle politiche governative del Paese”.  In tutto ciò, nessuno spazio all’abusivismo e al consumo di suolo e avanti con le demolizioni dei manufatti fuorilegge, liberando i Sindaci dalle abnormi pressioni che subiscono. A fare il punto è Stefano Ciafani, neopresidente di Legambiente, da poco alla guida dell’associazione che conta 115mila tra soci e sostenitori organizzati su 20 sedi regionali e mille circoli locali.
“In attesa che si definisca il quadro sul futuro governo abbiamo ben chiara una cosa: metteremo in campo anche in questa legislatura una strategia ad hoc sul Parlamento - spiega Ciafani - La scorsa legislatura è stata quella che nella storia repubblicana ha approvato il maggior numero di leggi di iniziativa parlamentare sui temi ambientali: gli ecoreati, la legge sulle agenzie ambientali, il Collegato ambientale, lo spreco alimentare, i Piccoli Comuni ma anche su cotton fioc biodegradabili e microplastiche nei cosmetici”.  
Tutte leggi di iniziativa parlamentare “che siamo riusciti a far approvare grazie a una tessitura che ha contribuito a far nascere maggioranze trasversali, con i gruppi Pd, Sel e M5S”. In questa legislatura “faremo la stessa cosa rivolgendoci a tutti i gruppi parlamentari - prosegue - sapendo però che tra quelli M5S, che oggi conta un terzo dei parlamentari, quelli del Pd e quelli di LeU, arriviamo ad almeno il 60% dei seggi”. Da loro, quindi, “ripartiremo - continua il presidente di Legambiente - per completare in questa legislatura le riforme che non sono state approvate definitivamente nella scorsa legislatura o far approvare leggi mai discusse”.  

Insomma, lancia la sfida Ciafani, “vediamo se il prossimo governo italiano farà una cosa che mai nessun governo del nostro Paese sinora ha fatto: scommettere sulla chiave ambientale per far ripartire economia e industria”. Quindi “faremo pressing sul Parlamento da subito”, garantisce, “per completare alcune leggi che non sono state approvate, come quella sul consumo di suolo, fondamentale per fermare l’occupazione di suolo vergine e far ripartire l’edilizia, in fortissima crisi, con interventi di riqualificazione del patrimonio esistente e rigenerazione urbana”. 

Poi c’è “una cosa sulla quale nessuno lavora, e non è casuale: una norma per semplificare gli abbattimenti degli ecomostri abusivi”. Infatti “restano in piedi edifici, quartieri in alcuni casi, completamente abusivi, oggetto anche di sentenze passate in giudicato ma sulle quali i Comuni non rispettano la legge perché vittima del ricatto elettorale”. I sindaci che hanno provato a far rispettare la legge “o non sono stati rieletti o hanno perso la maggioranza in consiglio comunale o sono stati minacciati, anche di morte”. E allora, esorta Ciafani, “bisogna approvare in questa legislatura una legge che centralizzi le competenze per abbattere gli ecomostri allo Stato, che attraverso le prefetture può praticare il rispetto della legge”. Questa “è una battaglia che non si intesta nessuno” ma “saremo la goccia cinese per spaccare questa pietra molto dura come abbiamo fatto per 21 anni con la legge sugli ecoreati”. 

Non basta, oltre a sanare le ferite bisogna guardare oltre. “All’Italia serve un vero SbloccaItalia - auspica il presidente di Legambiente - non quel decreto profondamente sbagliato che fu approvato dal governo Renzi”, ma un provvedimento “che permetta ad esempio di costruire quel chilometro di ferrovia che manca per collegare il molo portacontainer di Gioia Tauro e quello di Taranto alla rete ferroviaria nazionale: un chilometro per parte. Linee mai realizzate perché in Italia i container devono continuare a viaggiare sulla gomma, sui camion, in un Paese vittima delle lobby dell’autotrasporto e dei petrolieri, tenuti invece nello SbloccaItalia di Renzi in grande considerazione”.  
Stesso discorso “per la lobby degli inceneritori: questo ‘EcoSbloccaItalia’ “dovrebbe fare in modo che nel Paese l’economia circolare, antitetica agli otto impianti previsti nel dl del governo Renzi, si possa sviluppare, evitando che i termovalorizzatori esistenti, affamati dall’aumento della differenziata, debbano venir alimentati da rifiuti che arrivano su camion da fuori regione” aggravando i problemi già esistenti sulle strade e l’inquinamento. Uno sviluppo dell’economia circolare “che però si deve concretizzare rimuovendo gli ostacoli non tecnologici, fatti di burocrazia e di decreti sul riciclo delle materie prime seconde che non vengono mai approvati, e con l’impiantistica, rendendo possibile costruire gli impianti per trattare l’organico differenziato nel Centro-Sud, coi digestori anaerobici per consentire di fare compost e produrre biometano da immettere in rete e da usare anche per l’autotrazione”. 

Quello che tratteggia il nuovo presidente di Legambiente è un programma che fa perno sulla lotta ai cambiamenti climatici, sulla tutela ambientale, sulla sostenibilità, ma che soprattutto è funzionale a uno sviluppo che illumina tanto i settori produttivi del Paese più avanzati quanto quelli oggi in difficoltà. Una situazione nella quale i dicasteri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente potrebbero essere la stessa cosa? “E’ auspicabile - valuta Ciafani - ma ad oggi non vedo le condizioni, perché quando si tratta di ambiente nelle stanze dello Sviluppo economico si parla una lingua piuttosto sconosciuta. Non siamo ancora pronti”, e “vista la situazione, sino a oggi c’è stato e c’è bisogno anche del ministero dell’Ambiente, quale inevitabile presidio”.  

Intanto, però, con un occhio alle alchimie politiche che ci porteranno a una nuova maggioranza e a un nuovo esecutivo, “è fondamentale che al ministero dell’Ambiente ci siano competenze e persone che credano fortemente che l’ambiente non è degli ambientalisti ma un pezzo dell’identità italiana e un pezzo del motore economico del Paese - conclude il presidente di Legambiente - L’augurio è che il prossimo ministro dell’Ambiente sappia far valere la centralità della sostenibilità nelle politiche dell’Italia come succede nei Paesi più maturi, come avvenuto recentemente addirittura in Cina.


Maxi-inchiesta sui rifiuti: sequestrato un impianto di Case Passerini, indagati dirigenti Alia „Maxi-inchiesta sui rifiuti: sequestrato un impianto di Case Passerini, indagati dirigenti Alia“

Maxi-inchiesta sui rifiuti: sequestrato un impianto di Case Passerini, indagati dirigenti Alia
Scoperti sversamenti di percolato in quattro laghi del Mugello


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Maxi-inchiesta sui rifiuti: sequestrato un impianto di Case Passerini, indagati dirigenti Alia
Per impedire l'emissione in atmosfera di gas ''climalteranti'' e di ''microinquinanti'' solo parzialmente combusti, il gip Alessandro Moneti ha sottoposto a sequestro preventivo l'impianto a biogas della discarica di Case Passerini, alla periferia di Firenze. L'impianto continua a funzionare ma con precise prescrizioni impartite ad Alia, la partecipata che si occupa di gestione dei rifiuti.
Per il gip fino a marzo 2017 c'è stata una ricaduta di 40.000 metri cubi di "rifiuto speciale non pericoloso costituito da biogas con microinquinanti" nelle aree urbanizzate presso l'impianto. Tra le cause, le temperature della termocombustione del biogas comprese tra 571 e 675 gradi centigradi, cioè più basse del minimo di 850 gradi previsto dalle norme e pertanto tali da rilasciare emissioni inquinanti. Il sequestro è scattato in un'inchiesta con una decina di indagati fra cui l'ad e i dirigenti di Alia e altri dirigenti di ditte private.
Sequestrati anche quattro laghi in Mugello (nel Comune di Scarperia e San Piero a Sieve), inquinati dal percolato di un'ex discarica
Sono indagati, a vario titolo, Livio Giannotti, ad di Alia (ex Quadrifoglio); il direttore operativo Sandro Gensini, il responsabile gestione impianti Franco Cristo; quello della gestione impianti Paolo Daddi, il responsabile della gestione impianti tecnologici Claudio Cecchi fino al 24 maggio 2017, il responsabile del settore Gsr pro tempore Alessandro Grigioni, il responsabile di Case Passerini Antonio Menelau, il responsabile tecnico dell'Ati Torricelli-Certaldo Energia, Marino Poggi. Sono indagati per diversi reati ambientali, fra cui il traffico di rifiuti, e di getto pericoloso di cose.
A dicembre 2017, nella stessa inchiesta che è coordinata dal pm Leopoldo De Gregorio, il gip aveva sequestrato l'impianto compost per il trattamento meccanico biologico (Tmb) di Case Passerini.
Per quanto riguarda i laghi del Mugello il gip invece parla di "omessa bonifica" e rileva la mancata impermeabilizzazione dell'area tanto che "il danno ambientale è evidente - riporta un altro decreto di sequestro dello stesso gip - perché il percolato finendo nei laghi penetra poi nel terreno sottostante e lo inquina". Nel solo 2016 la polizia giudiziaria stima uno scarico di percolato nei laghi di 8.204 metri cubi.

Sequestro impianto biogas di Case Passerini: la replica degli indagati

Gli indagati replicano alle accuse, in una conferenza stampa convocata ad hoc questa mattina dai vertici di Alia. “Siamo un presidio di legalità. Tutto si è svolto secondo procedure lecite, non ci stiamo a passare per delinquenti”, dice Livio Giannotti, ad di Alia, che parla di un “allarmismo ingiustificato. Non c'è nessun rischio per la salute pubblica”.
Per quanto riguarda il percolato dell'ex discarica nel Mugello di Bosco ai Ronchi, “si tratta di una discarica chiusa da 48 anni. Dal 37esimo anno c'è un'autorizzazione per mandare i percolati nelle fognature e quindi al depuratore civico. Ma non solo, nel 2005 l'ente preposto ha autorizzato il sistema di bacini per la raccolta di percolati e acque meteoriche, quindi non comprendiamo il provvedimento di sequestro”, aggiunge Giannotti (al centro nella foto sotto, alla sua sinistra il presidente di Alia Paolo Regini e alla sua destra Franco Cristo).
“Anche sul biogas di Case Passerini c'è la massima trasparenza. Nel 2013 è iniziato il trend decrescente di produzione di biogas e abbiamo fatto interventi per aumentare capacità di aspirazione, fino al maggio 2017, quando abbiamo spento i motori (perché la quantità di biogas non era più sufficiente per tenerli accesi, ndr) e abbiamo acceso le 'torce' (altro strumento necessario all'aspirazione del biogas, ndr). Di tutto questo abbiamo avvisato tutti gli organismi competenti. Non solo, contemporaneamente abbiamo chiesto l'autorizzazione per accendere torce più piccole ma siamo ancora in attesa di risposta”, conclude l'amministratore delegato, attaccando le istituzioni pubbliche per “un piano di gestione dei rifiuti che è saltato”.
Nonostante il sequestro l'impianto a biogas, come disposto dalla Procura, che ha imposto precise prescrizioni, continua a funzionare. Un altro sequestro, relativo all'impianto per il compost, sempre all'interno di Case Passerini, era stato disposto nel dicembre dello scorso anno.


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mercoledì 11 aprile 2018

Rossano Ercolini: Dieci passi, obiettivo rifiuti zero - SUM#02 - Ivrea 7/4/2018


link su youtube: https://youtu.be/aVfld34CIPg

TAV DI FIRENZE, INTERROGAZIONE DI Sì-TOSCANA A SINISTRA SULLO SCAVALCO DI CAMPO DI MARTE E I COLLEGAMENTI SMN-BELFIORE. "LA REGIONE NE SA QUALCOSA O ATTENDE PASSIVA NUOVI ANNUNCI DI FERROVIE?"

sarti_fattoriSì-Toscana a Sinistra ha presentato un’interrogazione per conoscere i dettagli del progetto del cosiddetto scavalco per l’Alta Velocità a Firenze Campo di Marte, e per sapere quali siano le soluzioni ad oggi ipotizzate di collegamento tra Firenze Santa Maria Novella e la nuova stazione di Firenze Belfiore, “ammesso che la Regione sappia fino in fondo di cosa si stia parlando”, commentano i consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti. “Per l’ennesima volta -aggiungono Fattori e Sarti- l’idea di una infrastruttura ardita e dagli elevati costi è stata comunicata all’improvviso, alla stampa, a margine di un incontro in cui possiamo immaginare che siano state Ferrovie a far cadere dall’alto la loro decisione su di un’amministrazione regionale sempre più prona e passiva”.

Ad ogni modo -continuano i consiglieri- nel consiglio di domani sapremo da Ceccarelli cosa sa la Regione di questi progetti e a quanto ammontano i costi previsti per il nodo Alta Velocità di Firenze. E vogliamo sapere inoltre: la Giunta regionale è in grado, ad oggi, di affermare, nero su bianco, che l’opera non comporterebbe rilevante rischio di danni per il patrimonio edilizio e monumentale della città di Firenze, e che, qualora questi danni occorressero, si è alla presenza di solide e certificate coperture finanziarie e assicurative?" [ho tolto: o deve aspettare a capo chino...]

Tav a Firenze evoca una tragedia ormai ventennale. Gli ultimi capitoli se li intesta Condotte, con la sua controllata Nodavia: dopo aver portato i libri in tribunale per il concordato preventivo, e l’arresto del presidente Duccio Astaldi, non sta pagando gli stipendi degli operai della Tav, e non si capisce con quale faccia tosta e senso dell’irrealtà adesso si pensi di aggiungere ulteriori infrastrutture ad un insieme di opere che, tra Campo di Marte, Rifredi, Belfiore e Castello, non hanno più né capo né di coda. Ed è anche evidente che Condotte, indebitata per quasi due miliardi a fronte di un patrimonio di 214 milioni di euro, non sarebbe in grado di far fronte a eventuali danni ai palazzi e al tessuto urbano. Del resto, già la Relazione di Gestione, allegata al bilancio 2016 di Nodavia, ammette che le coperture assicurative sarebbero insufficienti per i danni ai palazzi e al tessuto urbano". 

"Per tutti questi motivi, vogliamo sapere -concludono Fattori e Sarti- se finalmente si è intenzionati a prendere in considerazione la sostanziale revisione della gestione nel nodo fiorentino Alta Velocità, valutando soluzioni alternative e una diversa strategia d’investimento per le ferrovie toscane”. 



Notizia del 2013: Alstom celebra 10 anni di tram “senza fili”

In occasione dell’entrata in servizio a Bordeaux (Francia) dei nuovi 26 tram Citadis ordinati dalla città nel 2012, Alstom celebra 10 anni di tecnologia APS (Alimentation Par le Sol), un sistema di alimentazione da terra che, con l’aggiunta di una terza rotaia tra i due binari, permette di eliminare le linee aeree, preservando così il patrimonio architettonico urbano.
Bordeaux è stata la prima città a scegliere il sistema di tram “senza fili” dieci anni fa, da allora Alstom ha equipaggiato con la tecnologia APS 42 chilometri di binari lungo le reti di Bordeaux, Angers, Reims, Orléans, Tours, Cuenca (Ecuador), Dubai (UAE) e Rio de Janeiro (Brasile), con 151 tram Citadis in servizio in tutto il mondo, che hanno percorso oltre 13 milioni di chilometri senza catenaria.
Sviluppato in esclusiva da Alstom, il sistema di alimentazione APS alimenta i tram tramite una terza rotaia incorporata nel terreno, migliorando l’arredo urbano e il rapporto del mezzo pubblico con il patrimonio architettonico della città. Per evitare qualsiasi rischio per gli altri utenti della strada (pedoni, ciclisti o moto), la terza rotaia è divisa in sezioni separate alimentate solo quando il tram passa sopra di loro.