VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

giovedì 25 maggio 2017

Comunicato stampa Sì Toscana a Sinistra – 24 maggio ’17

Alta Velocità a Firenze, tunnel e stazione Foster. Fattori, Sarti e Grassi: "Rossi e il PD insistono con un progetto sempre più inutile, illogico, costoso e pericoloso. Pagheranno loro i danni a centinaia di edifici? Bocciata la nostra proposta di mettere a confronto due progetti alternativi”.
Nella comunicazione di ieri pomeriggio la Giunta regionale ha ripetuto di volere la realizzazione del sottoattraversamento Alta Velocità a Firenze e della stazione passante “Foster” nell’area di Belfiore.

“Siamo sempre più allibiti per l'irrazionale insistenza su progetti illogici e costosissimi, a questo punto non sappiamo se si tratta di follia o di sottomissione a interessi economici che nulla hanno a che fare con l’utilità pubblica”, dichiarano i consiglieri regionali di Sì Toscana a Sinistra Tommaso Fattori e Paolo Sarti, insieme al consigliere comunale di Firenze riparte a Sinistra Tommaso Grassi.

“Eppure le stesse Ferrovie dello Stato avevano chiarito che è possibile rinunciare facilmente al sottoattraversamento, dato che l'applicazione delle nuove tecnologie disponibili consentirebbe già oggi di raddoppiare il traffico sulle linee ferroviarie di superficie fiorentine, e che il progetto di stazione sotterranea Foster sarebbe da abbandonare, anche alla luce del fallimento economico della stazione Tiburtina. Proprio l’A.D. Mazzoncini ha descritto il progetto Foster come troppo costoso in relazione al numero assai ridotto di treni interessati, oltre che scomodo per i viaggiatori, poiché ci vorrebbe almeno mezz’ora per collegarsi alla centrale Santa Maria Novella, aggiungendo che la cancellazione di questo progetto non avrebbe effetti dal punto di vista di maturazione di danni o di diritti”.

“Parole al vento visto che la politica, il presidente Rossi e il Partito Democratico, ha deciso non solo di voler continuare a scavare sotto terra, ma anche di realizzare intorno al cratere dei Macelli un “hub intermodale” per treni, bus e pullman. Peccato che si tratti di una presa in giro con conseguente sperpero di denaro pubblico, denaro che potrebbe essere utilizzato molto meglio per il trasporto pendolare, per case popolari, per ospedali e scuole pubbliche”.

“La Foster non sarà un hub “treno/gomma”, intanto perché vi fermeranno pochissimi treni. Quindi che senso ha fare i tunnel se la Foster sarà una specie di grande fermata di bus? Quali sarebbero i risparmi annunciati, dato che si continua a scavare i tunnel? Come sarà gestito il milione e mezzo di metri cubi di materiale terroso contaminato dagli additivi delle macchine da scavo, equivalente a una collina alta 35 metri con una superficie di 30 campi di calcio? Avendo scelto di scavare con una sola fresa anziché due, vi è consapevolezza del fatto che i rischi per gli edifici aumenteranno esponenzialmente? Perché tutto questo non è comunicato alla cittadinanza? Coloro che avranno le case rovinate per decine di migliaia di euro saranno abbandonati a lunghissimi contenziosi legali?”. “Tutte domande, le nostre, cui nessuno risponde nel merito. 
 
"Oggi in Consiglio regionale Sì Toscana a Sinistra ha chiesto di percorrere la strada più ragionevole: la Regione domandi a Ferrovie di presentare uno studio di fattibilità rispetto a un attraversamento Alta Velocità totalmente in superficie, ossia la soluzione che le stesse Ferrovie considerano la più razionale, studio da mettere poi a confronto con il progetto attuale che prevede invece il sottoattraversamento e la nuova stazione Foster. E' forse un tabù la soluzione di superficie? Perché si ha paura anche di un razionale confronto fra due progetti alternativi? Per non dire del rifiuto a coinvolgere la cittadinanza su scelte così importanti? Il nostro atto è stato bocciato dalla maggioranza".
 
"Il Re è nudo ma nessuno vuole vederlo, si rischia un’altra terribile storia all’italiana dove a perdere sono gli abitanti di Firenze e la collettività tutta”, terminano Fattori, Sarti e Grassi.
 
Tutti i comunicati di Sì Toscana a SinistraSinistraToscana
La nostra pagina FacebookFacebook Sì
La nostra pagina Twitter Sì Toscana

Segreteria Sì Toscana a Sinistra
Consiglio Regionale della Toscana
Via Cavour, 4 - Firenze
tel. 055/2387506 - 7603 - 7465

Rifiuti Zero: una MODA oppure una NECESSITÀ?




mercoledì 24 maggio 2017

Le forbici dello Stato su cultura e ambiente

di Tomaso Montanari, La Repubblica, 6 maggio.
La cosiddetta “manovrina”, e cioè le disposizioni urgenti in materia finanziaria decise dal governo, che il parlamento dovrà poi convertire in legge, si dice motivata dalla «straordinaria necessità ed urgenza di introdurre misure finanziarie e per il contenimento della spesa pubblica». La ricetta è quella che conosciamo ormai da quasi trent’anni: la progressiva autoriduzione dello Stato, sia al centro che negli enti locali.
Come è ben noto, non è un processo solo italiano. Luciano Gallino ha scritto che il primo articolo della «”costituzione” non scritta, ma applicata da decenni con maggior rigore di molte Costituzioni formali», in Europa, prescrive che «lo Stato provvede da sé a eliminare il proprio intervento o quantomeno a ridurlo al minimo, in ogni settore della società: finanza, economia, previdenza sociale, scuola, istruzione superiore, uso del territorio».
Quali siano, in concreto, i frutti di questa lunga dissoluzione lo constatiamo attraverso le cronache più recenti. E sono frutti che non riguardano le nostre economie, ma le nostre democrazie: le Ong (indegnamente bersagliate dagli imprenditori della paura) ci stanno ricordando con forza e fermezza che si trovano in mare a fare il lavoro che dovrebbero fare gli Stati. E in Italia, da una parte priviamo di mezzi le forze dell’ordine, dall’altra armiamo le mani dei cittadini, spingendoli di fatto a difendersi da soli.
Ebbene, siamo sicuri che uno dei principali problemi della nostra crisi democratica non sia proprio questa inesorabile distruzione del “pubblico”, e la conseguente, selvaggia privatizzazione di funzioni vitali?
La domanda diventa stringente quando si leggono le voci della spesa ministeriale che risultano ridotte nelle tabelle accluse alla suddetta manovra del governo Gentiloni. Accanto ai tagli a fronti strategici come le «politiche per il lavoro» o l’«amministrazione penitenziaria», spiccano riduzioni che assomigliano a suicidi: per esempio i 5.996.000 euro tolti al diritto allo studio universitario in un Paese che è penultimo in Europa per numero dei laureati. O i 5.799.000 euro tolti alla «ricerca scientifica e tecnologica applicata e di base».
Lasciano di stucco anche i tagli al ministero per l’Ambiente. Davvero possiamo permetterci di sottrarre anche solo 2.762.000 euro ai pochissimi destinati alla «tutela del territorio»? Proprio là dove dovremmo avere la forza di innescare una grande impresa neokeynesiana che finanzi l’unica opera utile, e cioè la rimessa in sesto del territorio, siamo invece ridotti a sottrarre alla nostra stessa sicurezza qualche spicciolo.
E poi c’è la cultura, tradizionale vittima sacrificale. L’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli ha spiegato in un suo libro assai istruttivo (La lista della spesa. La verità sulla spesa pubblica e su come si può tagliare, 2015) perché «spendiamo troppo in quasi tutti i settori tranne cultura e istruzione». Evidentemente il governo Gentiloni non è d’accordo, e taglia 5,455 milioni alla voce «tutela del patrimonio culturale» (già allo stremo). E non basta: ci si accanisce togliendo 220.000 euro (!) alla tutela archeologica, 599.000 alla tutela e valorizzazione dei beni archivistici, 992.000 alle martoriate biblioteche, 552.000 alla tutela delle belle arti e tutela e valorizzazione del paesaggio. Il ministro Padoan ha dichiarato che non si tratta di tagli lineari, ma selettivi. Il che pare in effetti innegabile, visto che lo stesso decreto stabilisce (all’art. 22, comma 6) che i supermusei, i cui direttori e consigli scientifici sono stati scelti e nominati direttamente dalla politica, possono «avvalersi, in deroga ai limiti finanziari previsti dalla legislazione vigente, di competenze o servizi professionali nella gestione di beni culturali». In altre parole, mentre la tutela del territorio viene tagliata (così da dare il colpo di grazia alle morenti soprintendenze), si incrementa invece la discutibile attività promozionale di questi musei, dove ormai non si produce più conoscenza, ma si fa solo marketing.
Quando Barack Obama si rifiutò di tagliare la spesa per la ricerca e l’istruzione, spiegò che non si poteva sperare di far ridecollare un aereo buttandone fuori bordo il motore. Il punto è che forse noi non abbiamo ben chiaro quale sia, il nostro motore.

Partecipazione fasulla

di Paolo Baldeschi, su Eddyburg, 23 maggio.
La Regione Toscana: virtuosa nei suoi rapporti con i cittadini, ma solo sulla carta.  Si è dotata nel 2014 di una legge di governo del territorio (LR 65/2014) che dedica ben cinque articoli agli “istituti della partecipazione”. Nel 2013 ha reiterato una legge sulla promozione della partecipazione che prevede l’obbligatorietà del dibattito pubblico per le opere che contemplano una spesa al di sopra della soglia di 50 milioni, purtroppo mai applicata quando il proponente è stato un privato. Ha promulgato nel 2009 una legge di accesso agli atti amministrativi che consente ai cittadini di chiederne la visione senza obbligo di motivazione. E, adesso, ha preparato un “Regolamento sulla partecipazione del governo del territorio” che a fine maggio sarà presentato in un convegno organizzato dal Garante dell’informazione e della partecipazione.


Virtuosa, la Regione Toscana; però solo sulla carta, perché spesso si dimentica delle proprie leggi e gestisce in modo opaco le politiche del territorio. L’opacità decisionale, figlia della discrezionalità delle scelte politiche, è una minaccia alla democrazia reale. Tra le varie forme di opacità vi è anche quella di non rispondere alle domande dei cittadini su questioni cruciali: ad esempio con quali criteri venga accertata la conformità dei nuovi piani strutturali – quello di Lucca è il più importante – al Piano paesaggistico e alle leggi. Proprio su questo punto la Regione ancora non risponde alle associazioni ambientaliste – Fai, Italia Nostra, Legambiente, Rete dei Comitati, WWF – che già nel settembre del 2016 avevano rivolto al Garante dell’informazione della Regione un quesito su un punto critico riguardante l’applicazione della legge di governo del territorio.
I lettori di eddyburg sanno bene che tra i molti meriti (e taluni compromessi) della LR 65/2014, forse il più importante è avere introdotto la distinzione tra territorio urbanizzato e non. All’interno del primo, sono consentite le trasformazioni che comportano impegno di suolo non edificato a fini insediativi o infrastrutturali; all’esterno non possono essere previsti insediamenti residenziali e ogni nuovo consumo di suolo deve essere approvato da una Conferenza di copianificazione cui partecipano la Regione e gli enti locali interessati. Il quesito delle associazioni era motivato dal fatto che il Piano strutturale di Lucca (allora adottato, ora approvato) prevedeva cospicui insediamenti industriali al di fuori del limite urbano senza che la precedente Conferenza di copianificazione ne avesse disposto il dimensionamento. L’omissione deriva, tuttora, da una lettura capziosa della legge; ci si basa su un’omissione della voce “dimensionamento” nell’art. 25 e non su un’interpretazione complessiva della “ratio” della legge e, in fin de conti, sul buon senso. Che senso può avere una prassi – il caso di Lucca vale per tutti i Comuni – in cui Regione, Provincia e Comune si mettano d’accordo sulle destinazioni e le caratteristiche degli insediamenti extraurbani senza stabilirne né dimensioni, né carico urbanistico? Un accordo in cui mancherebbe la parte essenziale, l’entità dell’intervento e la quantità di nuovo territorio urbanizzato – come se un’area produttiva di dieci ettari fosse quantitativamente e qualitativamente uguale a una di cento. Lecito perciò chiedersi quale prassi segua la Regione Toscana nell’interpretazione della legge e se non ritenga illogico che in Conferenza di copianificazione, il parere – favorevole o meno – sull’impegno di suolo non edificato possa essere espresso in assenza dei dati quantitativi, lasciati successivamente alla discrezione del Comune, uno solo dei contrenti.
Al primo quesito il Garante risponde, incredibilmente, che la questione non è di sua competenza; al quesito, reiterato nel febbraio 2017 e rivolto anche all’Assessore all’Urbanistica, Vincenzo Ceccarelli, il Garante risponde di avere trasmesso la domanda all’ing. Aldo Ianniello, dirigente del settore Pianificazione del territorio; ma anche Ianniello non risponde. Stante il perdurante silenzio, in aprile, la stessa domanda viene rivolta al Presidente Enrico Rossi, con la richiesta di chiarire a livello regolamentare la corretta interpretazione della legge. Tutto finora tace sul fronte tecnico e politico.
L’atteggiamento delle istituzioni regionali nei riguardi dei cittadini, che alla fine può suonare sprezzante, il fatto di non sentire la responsabilità istituzionale di rispondere a un quesito decisivo per una corretta applicazione della legge è incomprensibile da un punto di politico. Il Presidente della Regione Toscana, in passato, ha mostrato attenzione alle richieste che venivano dal basso e le buone leggi, anche se poco o non applicate, sono sue leggi; si può capire che in questi giorni sia impegnato su un fronte nazionale di particolare complessità e per tali ragioni non abbia ancora preso in esame la domanda delle associazioni; dovrebbe, tuttavia, essere consapevole che la democrazia si basa essenzialmente sulla trasparenza delle istituzioni e che il muro di gomma è il tratto più tipico della peggiore destra.  È vero che in un quadro nazionale in cui vi è un premier eterodiretto e un governo ultra debole, in cui le lobby e le clientele scatenate dettano leggi e decreti legislativi (si veda il depotenziamento della Via o il condono edilizio preventivo e permanente degli abusi edilizi), la questione può apparire poca cosa; ma ha, invece, un significato politico non trascurabile per chi crede ancora che la trasparenza delle istituzioni sia un importante valore democratico e, se proprio lo vogliamo dire, di sinistra.

fonte: http://www.territorialmente.it/2017/05/cartecipazione-fasulla/#more-27577

COMUNICATO STAMPA Rete dei Comitati: Incontro con Unesco ICOMOS

Martedì 23 maggio al Visitor Centre di piazza della Stazione si è svolto un incontro tra due esperti di ICOMOS Internazionale e del Centro del Patrimonio Mondiale Unesco, invitati dalle autorità nazionali e in accordo con il Comune di Firenze.

Tema dell’incontro l’esame delle politiche svolte dal Comune relativamente al centro storico di Firenze e l’impatto dei progetti infrastrutturali in corso di realizzazione o progettati.

Hanno partecipato all’incontro molti dei comitati fiorentini aderenti alla Rete dei comitati per la difesa del territorio: “Piazza Brunelleschi”, “Oltrarnofuturo”, “Ma noi quando si dorme”, “No Tunnel TAV”.

Partendo da diversi punti di vista ed esperienze, le associazioni e i comitati hanno sottolineato l’inadeguatezza delle politiche del Comune a tutela del patrimonio mondiale fiorentino, l’impatto negativo di un turismo che sta modificando i connotati sociali della città, la vendita sul mercato e a destinazione di alberghi di lusso o simili di palazzi storici e complessi in disuso che potrebbero avere destinazioni molto più interessanti per l’economia e la qualità di vita della città.

È stato sottolineato, dal comitato No Tunnel TAV, l’impatto negativo su Firenze da parte del sottoattraversamento, sul Patrimonio Unesco per la stabilità della Fortezza da Basso e di altri monumenti.

È stato importante l’intervento del Laboratorio perUnaltracittà che ha condensato in un sintetico, ma completo documento i problemi condivisi da tutti.

I partecipanti all’incontro, hanno lasciato documenti e memorie scritte che meglio spiegano le minacce al patrimonio fiorentino, auspicando un’inversione nelle politiche del Comune, pena l’inserimento di Firenze nella lista dei siti messi sotto osservazione per una possibile cancellazione dal patrimonio mondiale.

Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio

martedì 16 maggio 2017

La Commissione Ambiente boccia il decreto VIA

Pesante parere dei deputati, che puntano il dito sulle deregulation introdotte dal decreto VIA “a sostegno di interessi non sempre legittimi e trasparenti”

ROMA 12 Maggio 2017 (Rinnovabili.it) – 
decreto viaUn giudizio pesante quello della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati sul decreto VIA proposto dal Ministero dell’Ambiente. La nuova valutazione di impatto ambientale non soddisfa i parlamentari, che la rispediscono al mittente corredata di un parere (non vincolante) piuttosto severo. La Commissione parla nel documento di «provvedimento confuso, non lineare e a tratti intricato e ulteriormente appesantito; il mal riuscito tentativo di implementare la valutazione tecnica con il potere decisionale finale in capo al soggetto politico ha finito per appesantire le procedure proposte, che si fondano esclusivamente su aleatorie e non sanzionate tempistiche, solo apparentemente più restrittive e su sempre meno stringenti valutazioni d’impatto considerata la deregulation progettuale che viene avanzata».

Per essere chiari, la Commissione dice senza mezzi termini che «con il decreto in esame, si aprono vere e proprie deregulation normative a favore di particolari settori, a partire da quello energetico, non funzionali alla tutela ambientale ma protese al sostegno di rilevanti interessi economici non sempre legittimi e trasparenti».
Un vero macigno su Gian Luca Galletti, cui viene contestata «la determinazione di lasciare esclusivamente in capo al soggetto politico, il Ministro, il potere decisionale su una materia strettamente amministrativa», fatto che «rende improponibile una modifica anche solo parziale del provvedimento».
Su ogni punto saliente del testo di Galletti fioccano critiche pesanti, al punto che sorprende vederle scritte in un documento istituzionale.

I parlamentari chiedono di restituire potere alle Regioni, insorte in questi mesi perché relegate dal decreto alla marginalità, e nemmeno erano passati cento giorni dal referendum costituzionale. La Commissione, a tal proposito, raccomanda di non affidare al Consiglio dei Ministri la decisione finale sulle valutazioni di impatto ambientale, per tutelare la natura tecnica – e non politica – della materia.

Gli approfondimenti necessari a definire se un progetto dovrà subire una verifica di assoggettabilità a VIA o direttamente una procedura di VIA, non dovrebbero inoltre essere soggetti a scelte discrezionali del Ministro. Cosa che invece è prevista dal decreto nella sua forma attuale. Servono criteri certi e oggettivi, chiedono i deputati, non un negoziato a porte chiuse tra il proponente e il dicastero.

Parole come pietre quelle degli onorevoli che seguono la legislazione sui temi ambientali: «Con questo decreto – scrivono – si deroga ad un vero e proprio principio di civiltà giuridica per applicarne uno desueto, anacronistico e pervicacemente invasivo che mantiene il controllo politico di un atto amministrativo».
Sarebbe necessario prevedere la partecipazione del pubblico sia nella fase di verifica di assoggettabilità che in quella di valutazione di impatto ambientale, chiede ancora il parere della Commissione, «in coerenza con le modalità previste dal decreto sul dibattito pubblico».

Bocciato anche il meccanismo di selezione dei candidati a sedere nella Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale. Invece di assumere esperti con criteri trasparenti e atti pubblici, «si configura, ancora una volta, un organismo pletorico di 40 componenti, tutti indicati dal Ministro, organo politico, senza nessuna selezione concorsuale ma con un irrisorio e sostanzialmente inutile ricorso ad un generico e non oggettivo curriculum. Si tratta di una designazione di un organismo, di fatto non terzo, del tutto discrezionale, senza regole e che finisce per essere a totale appannaggio del Ministro competente»




>> Leggi anche: Dlgs VIA, i punti critici secondo gli ambientalisti <<

giovedì 27 aprile 2017

Adriatico di plastica

I dati di una ricerca internazionale senza precedenti svolta lungo 18 chilometri di costa svelano: sulle spiagge, ogni due passi, s’incontra un rifiuto


TORINO
Mozziconi di sigarette, bottiglie di vetro, contenitori per alimenti. E poi tanta plastica, troppa. Ogni due passi fatti sulla sabbia si trova un rifiuto. A raccontarlo è il primo studio sulla spazzatura marina realizzato da nove enti di ricerca e sette Stati (Italia, Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Grecia, Montenegro e Slovenia) affacciati sul mar Adriatico e sullo Ionio. Tra i granuli i residui di plastica rappresentano il 91% dei 70 mila campioni analizzati su un totale di oltre 18 chilometri di coste. Un problema che non riguarda solo i bacini adriatico e ionico, ma tutto il Mediterraneo. Tant’è che in qualche ricerca già si parla di «plastic soup», la «zuppa di plastica».  

Tra i tanti, un dato che colpisce del report Marine litter assessment in the Adriatic and Ionian Seas è il numero di cotton fioc: i bastoncini cotonati sono il terzo rifiuto più trovato nei 31 siti costieri studiati. «Un dato che ha impressionato anche noi», ammette il ricercatore dell’Ispra Tomaso Fortibuoni, 37 anni, uno dei due italiani autori della ricerca internazionale finanziata dall’Ue. «Potrebbe essere dovuto alla cattiva abitudine di gettare i bastoncini di plastica negli scarichi domestici. Ma è strano: chi gestisce i depuratori ci ha assicurato che i filtri dovrebbero fermarli», dice lo studioso ora in “prestito” all’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste. «Oppure i cotton fioc potrebbero esseri portati dai fiumi o provenire dagli scarichi delle navi di crociera», scrive su rivista Micron (dell’Arpa Umbria) la studiosa di scienze ambientali Simona Marra, una delle prime ad analizzare le circa 170 pagine del report.  

I bruchi ci salveranno dalla plastica? Così è nata (per caso) la scoperta


La ricerca è stata organizzata su tre piani (qui sotto rappresentati in 3D). Oltre alla spazzatura sulle spiagge si è presa in considerazione quella sulle superfici acquatiche e, terzo livello, la spazzatura sul fondo del mare. In media su ogni chilometro quadrato di acqua galleggiano 332 rifiuti: per il 40% sono sacchetti e pezzi di plastica; più di uno scarto su dieci (il 12,5%) inoltre è rappresentato da pezzi di contenitori di polistirolo usati per il pesce.  

Tra i siti più inquinati il Golfo di Venezia, sia sulla superficie che sui fondali. In questi, nella parte meridionale, si superano anche i 1000 oggetti per chilometro quadrato: il doppio rispetto la media. «L’alta densità è dovuta a diversi fenomeni», spiega Francesca Ronchi, 45 anni, ricercatrice dell’Ispra e altra italiana autrice del report. Dallo studio di Chioggia elenca tre fattori: «La vicinanza con i grandi centri urbani, Venezia appunto, la particolare corrente “anti-oraria” che c’è in questa parte dell’Adriatico e la foce del Po che getta in mare i rifiuti raccolti lungo il suo corso». 

«L’Adriatico, come il Mediterraneo, è un mare chiuso con una costa densamente popolata. I costi legati alla plastica e all’inquinamento sono tanti: pensate solo alla pulizia delle spiagge dopo le mareggiate», conclude il ricercatore Fortibuoni. Rischi di cui l’Italia solo negli ultimi anni sembra essersi resa conto. Con lo stesso ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che pochi giorni fa ha definito la spazzatura marina «una delle principali minacce all’ecosistema». 

FONTE: http://www.lastampa.it/2017/04/27/italia/cronache/adriatico-di-plastica-0ORRs2PknAM6p6q6GGTgLI/pagina.html

RIFIUTI. FATTORI E SARTI (SÌ): “APPROVATA NOSTRA MOZIONE PER UN NUOVO PIANO REGIONALE”.

“L’ATTUALE PIANO È BASATO SU DATI GONFIATI PER GIUSTIFICARE NUOVI E VECCHI IMPIANTI D’INCENERIMENTO, COME CASE PASSERINI O MONTALE. LA QUANTITÀ DI RIFIUTI PRODOTTA STA DIMINUENDO COSTANTEMENTE, ADESSO AUMENTIAMO LA DIFFERENZIATA E IL RICICLAGGIO PER VOLTAR PAGINA E APRIRE ALL’ECONOMIA CIRCOLARE”.



E’ stata approvata oggi pomeriggio dal Consiglio Regionale una mozione dei consiglieri Tommaso Fattori e Paolo Sarti di Sì Toscana a Sinistra che impegna la Giunta Regionale a redigere il documento preliminare per un nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati (PRB) entro il prossimo settembre, aprendo così una nuova fase nella programmazione regionale nel settore dei rifiuti. “Con questo pronunciamento del Consiglio regionale, che ha condiviso le nostre riflessioni, poniamo una scadenza temporale stringente alla Giunta per avviare finalmente l’iter per un nuovo Piano dei rifiuti, senza procedere ulteriormente con aggiustamenti e modifiche parziali al vecchio piano, che fa acqua da tutte le parti”, commentano Fattori e Sarti.

“Il Piano in vigore, approvato nel novembre del 2014, pone obiettivi difficilmente raggiungibili al 2020 senza un netto cambio di rotta, dato che prevede una raccolta differenziata al 70% e un ricorso alle discariche che non superi il 10% dei rifiuti, mentre la differenziata è oggi ferma al 49,76 e gli smaltimenti in discarica al 30%”. “Obiettivi che andranno ulteriormente innalzati per adeguarci alle direttive europee sull’economia circolare e agli obiettivi più ambiziosi richiesti dal Parlamento Europeo”.

“Soprattutto l’attuale piano di rifiuti è basato su previsioni che si sono rivelate patentemente sbagliate e gonfiate, come abbiamo denunciato fin dal primo momento. E’ stata sovrastimata la produzione di rifiuti al fine di giustificare vecchi e nuovi impianti d’incenerimento. Ma il re è nudo, i dati gonfiati sono sotto gli occhi di tutti, così come la necessità di ripensare il fabbisogno impiantistico, a partire dal previsto inceneritore di Case Passerini o dal pericoloso e vecchio impianto di Montale”.

“Pur essendo ancora molto indietro nella raccolta differenziata e nel riciclaggio, i dati reali mostrano in ogni caso la tendenza a una costante diminuzione della produzione di rifiuti in Toscana: nel 2015 la quantità di rifiuti prodotta è diminuita del 5,4% rispetto al 2011. In questo quadro la domanda è, cosa accadrebbe se fossimo in grado di fare anche un vero salto nella raccolta differenziata e nel riciclaggio? Un salto avanti nella prevenzione a monte e nel recupero e riutilizzo delle così dette materie prime seconde? Ecco perché è necessario un nuovo piano mettendo in discussione impianti come Case Passerini o Montale”.

“Solo sposando i nuovi indirizzi europei sull’economia circolare, volti a dare la priorità alla prevenzione, al riutilizzo, alla raccolta differenziata e al riciclaggio, si potrà finalmente cambiare decisamente rotta, archiviando per sempre lo smaltimento in discarica e i vecchi inceneritori, diminuendo la dipendenza dalle importazioni di materie prime e trasformando l’”emergenza rifiuti” in una grande opportunità economica e occupazionale”.

Testo della mozione approvata

Il Consiglio Regionale della Toscana 
Ricordato che il “Piano regionale di gestione dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati (PRB) “, approvato il 18 novembre 2014 e modificato il 29 marzo 2017, ha come scenario di riferimento l’anno 2020, prevedendo una raccolta differenziata al 70% finalizzata a una percentuale di riciclo effettivo pari al 60% e a un recupero energetico del 20% a fronte di smaltimenti in discarica al 10%;

Considerato che, essendo a oggi la raccolta differenziata al 49,76%, il recupero energetico al 10% e gli smaltimenti in discarica al 30%, siamo, a neanche tre anni dall’anno di riferimento, ben distanti dal raggiungere i suddetti obiettivi;

Considerata comunque la diminuzione della produzione dei rifiuti registrata negli ultimi anni e in particolare considerato che la produzione totale di rifiuti urbani è passata da 2,374 milioni di tonnellate del 2011 a 2,247 milioni di tonnellate nel 2015 (con una diminuzione del 5,4% nel periodo), mentre in termini di rifiuti pro capite, la produzione di rifiuti è passata da 647 kg/ab del 2011 a 600 kg/ab del 2015;

Considerato quindi che la pianificazione anche impiantistica che si sta mettendo in atto è basata su dati non più attuali;

Ricordate la Comunicazioni della Commissione Europea 2014 – 2017 sull’economia circolare, volte a dare la priorità alla prevenzione, al riutilizzo, alla raccolta differenziata e al riciclaggio dei rifiuti;

Ricordata l’approvazione da parte dell’Assemblea plenaria del Parlamento europeo della proposta di modifica al progetto di aggiornamento di sei direttive europee in materia di rifiuti con la contestuale richiesta di alzare gli obiettivi di riciclaggio da raggiungere entro il 2030: rifiuti urbani al 70%, di cui almeno il 5% preparati per il riutilizzo, quelli d’imballaggio all’80%, oltre ad un almeno il 10% d’imballaggi riutilizzati e per la quantità massima conferibile in discarica al 5%;

Considerato quindi urgente accelerare i tempi per avere una complessiva revisione della programmazione e pianificazione di settore non precedendo ulteriormente con aggiustamenti parziali e semplici modifiche puntuali.

Invita la Giunta Regionale

– A redigere celermente, e comunque non oltre settembre 2017, il documento preliminare per il nuovo PRB.




lunedì 24 aprile 2017

MAIL-BOMBING A PALLAAAAAAA

Sta partendo in queste ore la campagna di pressione per respingere una pericolosissima riforma della normativa sulla valutazione di impatto ambientale. Un vero e proprio colpo di mano per togliere ogni appiglio per contrastare le grandi opere in fase preventiva, così come abbiamo fatto noi nel nostro territorio raggiungendo importanti risultati. Sul sito del Forum Acqua pubblica puoi trovare tutti gli approfondimenti su questo problema
Vi chiediamo di spendere pochi minuti per spedire la mail sottostante e divulgare l’iniziativa ai vostri contatti. 
ATTENZIONE: il numero di mail spedibili dalla casella di posta GMAIL (google) in un giorno è al massimo 500. Gli indirizzi sono 939. Per aggirare il problema invia 2 mail a distanza di 24 ore una dall’altra.   In questo link trovi le mail dei destinatari suddivisi in 2 gruppi.
Per chi usa LIBERO.IT (o altri account) che impediscono di inviare più di 100 mail contemporaneamente, può inviare 10 mail usando le seguenti liste presenti in questo link 
PER INVIARE LA MAIL ESEGUIRE LE SEGUENTI OPERAZIONI:
1. Copia il testo della mail da inviare ai deputati che trovi sotto e incollalo su un nuovo messaggio mail da inviare;
2. Scrivi il titolo della mail su Oggetto (esempio:  Grandi opere, ambiente e salute, NON È QUESTA LA V.I.A.!    );
3. Copia e incolla gli indirizzi mail sul campo dei destinatari (preferibilmente nel campo Ccn)
4. Invia 
TESTO DELLA MAIL DA COPIARE E INVIARE 
Egregio Parlamentare, spett.le Regione, Spett.le Provincia Autonoma,
ho appreso della proposta del Governo sulla nuova procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, con un Decreto che, se approvato, costituirebbe lo stravolgimento della Direttiva Comunitaria 2014/52/UE. Il Governo vuole zittire i cittadini quando le norme internazionali promuovono un costante coinvolgimento di noi cittadini e degli enti locali alle scelte che riguardano l'ambiente, i nostri territori e la nostra salute.
Voglio esprimere la più profonda amarezza ed indignazione per i contenuti del tutto inaccettabili della proposta di Decreto; si guarda con evidente fastidio alla partecipazione dei cittadini, come dimostra la superficialità con cui viene trattata l'inchiesta pubblica, e viene alterato anche il rapporto tra Stato centrale e regioni. Enti locali e cittadini addirittura perdono del tutto la possibilità di intervenire per ben 90 categorie progettuali, dagli impianti estrattivi a quelli dei rifiuti, passando per una moltitudine di altre tipologie di opere. Ci aspettiamo meritocrazia e, invece, il Decreto prevede specificatamente che i membri della Commissione VIA nazionale siano esclusi da procedure di selezione con la comparazione dei curricula come invece prevede la nostra Costituzione.
Un provvedimento che, introducendo addirittura la V.I.A. "a sanatoria" e "postuma", è foriero di corruzione per i vantaggi che offre ai funzionari pubblici infedeli e ai privati meno attenti, a chi vuole sfruttare l'ambiente illecitamente e abusivamente mettendo a rischio la salute delle persone e la qualità del territorio.
Noi cittadini vogliamo poter esprimere la nostra posizione sulle decisioni che ci riguardano, come dimostra l'enorme partecipazione al Referendum costituzionale dello 4 dicembre 2016. Quel giorno è stato detto un chiaro "No" anche alla modifica dell'Art.117 che mirava ad un ulteriore accentramento sul Governo centrale dei poteri e delle competenze. Questo decreto non prende atto della lezione data dai cittadini e persegue gli stessi obiettivi di quella riforma bocciata.
Per questo chiedo un Suo intervento affinchè siano accolte le numerose proposte di modifica del testo presentate da decine di associazioni e comitati da tutta Italia.
In fede,
NOME E COGNOME
--------------------------

venerdì 21 aprile 2017

La verità, vi prego, su quei ponti che crollano

Risultati immagini per crollo cavalcavia

di MARCO RUFFOLO   

Si continua a chiudere le stalle quando i buoi sono scappati.Se l'obiettivo per cui si fanno le infrastrutture è fare affari e non migliorare l'accessibilità, e  se le grandi opere hanno la priorità, è ovvio che finisca così.  la Repubblica, 19 aprile 2017

QUANDO ponti, cavalcavia e viadotti non vengono spazzati via dalle scosse di terremoto o dalle bombe d’acqua dei nostri torrenti impazziti ma semplicemente vengono giù da soli, per di più con una frequenza impressionante, c’è da domandarsi a quale punto di degrado sia arrivata in Italia la gestione della cosa pubblica. Sei crolli in meno di tre anni, due dei quali solo negli ultimi 4 mesi, con il loro corredo di morti e feriti. Insieme al calcestruzzo armato delle nostre opere pubbliche si sbriciolano anche la credibilità e il senso civico di un paese che non impara mai dal suo passato, che dopo lo sgomento momentaneo, invece di capire e correggere gli errori compiuti, torna a paralizzarsi nel consueto rimpallo di responsabilità. È la stessa Italia che realizza opere ardite e gigantesche all’estero, che crea il terzo ponte sul Bosforo, che allarga il canale di Panama. La stessa Italia che in soli otto anni, tra il ’56 e il ’64, costruisce l’Autostrada del Sole, assicurandole un alto livello di qualità. Oggi quell’Italia non è in grado di programmare neppure la manutenzione di quello che ha costruito negli ultimi anni. Il ponte crollato sulla A14 nei pressi di Ancona è di appena un mese fa. Preceduto da altri cinque incidenti ravvicinati. Casi sempre più frequenti, che avranno anche cause diverse e diverse responsabilità. Ma che hanno in comune il marchio dell’incuria, del disinteresse, dell’ignavia.

C’è innanzitutto una ragnatela di competenze e di veti in cui gli stessi attori di queste vicende si sono ormai persi. Il tratto crollato ieri è targato Anas, che tuttavia si occupa solo di 25 mila chilometri di strade italiane, mentre la maggior parte delle arterie fa capo ai Comuni, alle Regioni e alle Province. Ma nel caso di ponti e viadotti, i confini non sono più così chiari. Ricordiamo ancora, dopo l’incidente di Lecco, le infinite discussioni tra Provincia e Anas per stabilire chi avesse la competenza. E ci sono poi le lungaggini dei provvedimenti che dovrebbero finanziare la manutenzione. Come il contratto di programma con i 5 miliardi per l’Anas, rimasto fermo per mesi. 

Ma non è solo un problema di cortocircuiti burocratici. Inaugurare una nuova opera, soprattutto se di un certo rilievo, assicura ai politici, governativi o locali che siano, un ritorno in termini di consenso (almeno nel breve periodo) sicuramente più ricco di quello che accompagna un’opera di manutenzione. Poco importa ricordare che il calcestruzzo di cui sono fatti ponti e viadotti non ha una vita eterna. Che senza interventi, quella miscela di cemento, acqua, sabbia e ghiaia, armata con sbarre di ferro e acciaio, dopo una ventina di anni comincia a dare evidenti segnali di cedimento. Soprattutto poi se nel tentativo di risparmiare tempo e denaro, si riduce la sezione dei tondini di ferro oppure si usa sabbia di mare invece che quella di fiume. In quei casi, opere anche recenti rischiano di sgretolarsi in un attimo. E qui entriamo nei territori della corruzione e del malaffare, di cui è tristemente lastricata la storia delle opere pubbliche italiane.

Malaffare a parte, c’è una domanda, tra le tante, che bisognerebbe porre all’Anas e al governo. Da chi sono pagati i collaudatori di ponti e viadotti, dall’ente appaltante o dalla società che ottiene l’appalto? La risposta dovrebbe essere ovvia, ma solo in teoria: nello scandalo del Mose di Venezia, con il suo corredo di corruttele, chi collaudava l’opera era ricompensato dalla società realizzatrice. E sappiamo a quali disastri può condurre il conflitto di interessi.


mercoledì 19 aprile 2017

PETIZIONE: Doppio ponte di Vallina: per un progetto sostenibile e compatibile con la Valle dell'Arno

Diretta a Regione Toscana Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e ai Sindaci di Bagno a Ripoli e di Fiesole
Petizione promossa da: • Italia Nostra Toscana  •  WWF Italia – Delegazione toscana  •  Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio (Toscana) • Associazione Valdisieve • Associazione Vivere in Valdisieve • Comitato Padulevillamagnasentilellecedri • Comitato il Mulinaccio  •  Per una Cittadinanza Attiva – Bagno a Ripoli •   Movimento Cinque Stelle – Bagno a Ripoli.
Le associazioni e i comitati proponenti, e i cittadini firmatari, esprimono contrarietà assoluta al Progetto “S.S. 67 “Tosco-Romagnola”. Variante dell’abitato di Vallina con realizzazione di due ponti sull’Arno e riclassificazione della S.P. 34” - Proponente ANAS Spa (progetto sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale presso la Regione), a causa della presenza di innumerevoli leggi e normative di tutela nell’area interessata, che con la realizzazione della pesante infrastruttura di comunicazione verrebbero brutalmente calpestate.
L’area fluviale – “a pericolosità idraulica molto elevata ed a pericolosità elevata” – è protetta, infatti, sulla carta, da così innumerevoli forme di tutela derivanti da leggi statali e da prescrizioni urbanistiche regionali, provinciali e comunali, da fare apparire aberrante – alle associazioni, ai comitati e ai cittadini ricorrenti – il fatto che sia possibile, da parte delle Pubbliche Istituzioni, non osservarle. E ciò, nonostante le motivate preoccupazioni circa “la significatività dell’impatto” espresse da Soprintendenza, Direzione Ambiente della Provincia e Comune di Bagno a Ripoli.
I medesimi ricorrenti fanno appello alle Amministrazioni competenti perché l’intervento infrastrutturale in progetto sia annullato. Questo comporta un tracciato stradale di circa 1250 m, si sviluppa in viadotto e in rilevato, con il lungo ponte obliquo sul fiume e le tre grandi rotatorie – di collegamento con la SS 67 (Grignano di Quintole) e di innesto con la SP 34 (ad ovest Mulinaccio e ad est Poggimoro-Zona Industriale di Vallina) – e investe il fiume Arno tra le due anse di Quintole a nord e di Vallina a sud: aree di pregio paesaggistico e di delicato equilibrio idrogeologico, occupate da argini, vegetazione ripariale e campi ad uso agrario, punteggiate di architetture storiche e di beni archeologici, e con previsione di costituzione del Parco fluviale dell’Arno.
Le associazioni, i comitati e i cittadini sottolineano la logica sbagliata, non condivisibile, che sottende alla realizzazione dell’infrastruttura: quella di evitare il traffico di attraversamento al piccolo borgo di Vallina (come se si dovessero costruire tanti altri bypass alle borgate allineate su strade trafficate quali la stessa SS 67 che, tra Pontassieve e Firenze, incrocia gli abitati di Le Sieci, Compiobbi e Quintole, Anchetta e Girone) e di deviare il traffico che abitualmente percorre tale strada nella SP 34. Ciò significherebbe convogliare migliaia di auto in più, in orario mattiniero e pomeridiano-serale dei pendolari, in Viale Europa-Viale Giannotti, unico asse di scorrimento a doppio senso per l’area Firenze Sud, già di per sé ingorgato e non in grado di ricevere ulteriori flussi. Evidentemente, non si è tenuto presente che la direttrice Viale Europa-Viale Giannotti è oggetto di progettazione della tramvia che dovrà collegare il centro cittadino a Bagno a Ripoli.
I ricorrenti ribadiscono l’assoluta contrarietà alla nuova infrastruttura che incoraggerebbe gli utenti a rafforzare l’uso dei mezzi privati, con impatti negativi sul traffico e sulla qualità dell’aria e con spreco di tempo e danaro, mentre si continua a calpestare la logica virtuosa dell’adeguamento dei servizi pubblici su ferro – prospettiva enunciata nel Piano Strutturale del Comune di Fiesole – con modalità di trasporto metropolitano: “utilizzando la linea ferroviaria Firenze-Pontassieve e realizzando nuove fermate a Girone ed Ellera con annessi parcheggi scambiatori”.
Questa petizione sarà consegnata a:
  • Regione Toscana
    Al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e ai Sindaci di Bagno a Ripoli e di Fiesole