VALORIZZARE DIFENDERE SALVAGUARDARE LA VAL DI SIEVE

L' Associazione Valdisieve persegue le finalità di tutelare l'ambiente, il paesaggio, la salute, i beni culturali, il corretto assetto urbanistico, la qualità della vita e la preservazione dei luoghi da ogni forma d'inquinamento, nell'ambito territoriale dei comuni della Valdisieve e limitrofi.

sabato 24 giugno 2017

ASSEMBLEA DELLA RETE DEI COMITATI

Il 1° luglio 2017 alle ore 10, nel Teatro dell’Affratellamento via Gian Paolo Orsini 74, si svolgerà l’Assemblea annuale della Rete dei comitati per la difesa del territorio.

L’Assemblea, come di consueto, darà voce alle vertenze dei vari comitati dal punto di vista difensivo e propositivo e diventerà un momento di confronto e dibattito generale. L’obiettivo è delineare una strategia che coordini le iniziative di tutti i comitati e conferisca alle loro rivendicazioni e proposte un “peso politico”, importante soprattutto in una situazione di confusione e debolezza istituzionale e politica che favorisce l’assalto a territorio, ambiente e paesaggio da parte del Partito delle grandi opere (inutili, dannose, costose). Il decreto legislativo 401 – scritto da Confindustria e ora approvato con riserve nelle commissioni parlamentari – che abolisce di fatto la Valutazione di impatto ambientale ne è una prova evidente. Proprio per queste ragioni è importante che l’Assemblea sia ampiamente partecipata, non solo dai comitati aderenti alla Rete, ma anche da altri comitati o simpatizzanti individuali. L’Assemblea della Rete è, infatti, aperta a tutti gli interventi, con precedenza a quelli programmati, vale a dire di cui il titolo e argomento verranno inviati con un  certo anticipo agli indirizzi in calce.
Appena possibile sarà pubblicato il programma dell’Assemblea, in una prima bozza che potrà essere integrata a seconda delle proposte via via pervenute. Un cordiale e fraterno saluto a tutti coloro che sono impegnati nella difesa di territorio, ambiente e paesaggio,
Paolo Baldeschi
Presidente della Rete dei comitati per la difesa del territorio
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All'assemblea parteciperanno rappresentanti di Associazione Valdisieve e Associazione "Vivere in Valdisieve" nonchè il nostro rappresentante in giunta, Fernando Romussi (presidente assovaldisieve).

Reportage sulla Lione - Londra in Bici

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il racconto di un nostro amico Gian Paolo che ha fatto la Lione-Londra in Bici. E' una testimonianza reale, in diretta, di come sia possibile scegliere di muoversi in libertà e con sostenibilità scegliendo di spostarsi in bicicletta (ovviamente avendo a disposizione piste ciclabili ben tenute e servizi).

Un bell'esempio da cui prendere spunto anche per i progetti che in questi mesi stanno cercando di prendere il via grazie ai bandi europei (UIA, Urban Innovative Action). 
Abbiamo contribuito con il Comune di Pontassieve, come associazioni della Val di Sieve, all'elaborazione del progetto per una pista ciclabile da Rignano a Firenze. Indipendentemente dall'esito del bando, speriamo che tale progetto possa realizzarsi comunque. Insieme ai tanti altri già previsti nei vari Piani regionali (ES: Progetto Ciclopista dellArno, Ciclovoa Verona-Firenze), e a quelle già attive (http://www.bellitaliainbici.it/percorsi_ciclabili_toscana.htmhttps://www.piste-ciclabili.com/).
Un criterio del progetto UIA, è proprio quello di poter essere replicato altrove. Iniziamo anche noi a "copiare" ciò che di buono viene proposto in altri paesi.

Questo il racconto:

"Non avevo mai capito fino in fondo il piacere di andare su piste ciclabili prima di questo viaggio da Lione a Londra in bicicletta. Il percorso è quasi interamente su piste o stradine secondarie che corrono lungo fiumi e canali, attraversando colline, boschi e splendidi borghi medievali.


Il vero viaggio su piste ciclabili inizia a Mâcon (a circa 90km a nord di Lion) sulla Voie Verte che va a Châlon-sur-Saône, passando per la famosa abbazia di Cluny e seguendo il vecchio tracciato della ferrovia. Le stazioncine principali sono state trasformate in centri informazione e accoglienza turistica ed è disponibile un servizio di noleggio bici. Nel tratto piú collinare c'è il tunnel del Bois Clair, il più lungo d'Europa ciclabile (1.6km), chiuso d'inverno per non disturbare le colonie di pipistrelli che vi si rifugiano.


Una buona parte della pista, tutta asfaltata, è stata realizzata di recente, ma fa eccezione il tratto Cluny-Givry, che ha un valore storico: creata nel 1997, è stata la prima voie verte di Francia e il primo tassello di una rete in continua espansione.


Da Châlon a Santenay c'è la voie verte (anzi bleue) che passa accanto al Canal du Centre; poi da Santenay c'è la Voie des vignes fino a Beune. Tecnicamente questa non è una voie verte, ma un percorso creato collegando stradine di campagna che si snodano sulle colline tra i vigneti, ben segnalate, con cartelloni che raccontano la storia e le caratteristiche del territorio, e con aree di sosta, una delle quali attrezzata perfino con chaise longue d'acciaio! Poi varie strade in collina fino a imboccare la Voie Verte du Canal de Bourgogne, molto bella e rilassante, che conduce a Tonnerre e Saint Florentin (e, con tratti su strada, fino a Auxerre) e che costeggia borghi tra i piú belli di Francia, come Chateauneuf en Auxois.


L'Avenue Verte che collega Parigi e Londra non è ancora del tutto ultimata, ma è già per la maggior parte su piste ciclabili. Per uscire dal centro di Parigi si segue il Canal Saint Martin, la Senna, sempre su piste ciclabili, poi a nord per decine di chilometri lungo strade secondarie fino alla valle dell'Epte con la bella pista ciclabile fino a Gisor, lungo una ferrovia dismessa. Al proseguimento della pista stanno lavorando, ma intanto il tratto realizzato è molto frequentato da ciclisti e pedoni, asfaltato e ben attrezzato con panchine, tavoli, e punti di scambio libri.

  
Attualmente, la pista ricomincia a Forges e conduce fino a Dieppe, da dove partono i traghetti per Newhaven, in Gran Bretagna. La sezione inglese dell'Avenue Verte Parigi-Londra è in genere molto più "selvaggia" di quella francese: alcuni tratti sono su sentieri sterrati in mezzo a boschi, in condivisione anche con cavalli. Da Polegate, a nord di Newhaven, c'è il Cuckoo Trail fino a Heathfield, lungo una vecchia linea ferroviaria dismessa; poi la Forest Way, anch'essa su ex-ferrovia, da Groombridge a East Grinstead. Infine un percorso misto piste-strade che attraversa colline e paesi come Crawley, Horley, Redhill, passa a fianco dell'aeroporto di Gatwick e arriva a Londra.
Soprattutto, prima di questo viaggio, non avevo mai capito quanto sia utile e bello il progetto di una pista ciclabile. La scoperta è che non  ci vanno solo le bici, ma la gente del posto (e non) ci si ritrova, ci passeggia liberamente con figli e cani, ci corre e cammina. Insomma diventano lunghe oasi dove starsene in pace, senza tutti i pericoli e i disagi del traffico a motore. La condizione fondamentale, peró, è che le piste siano condivise, cioé che pedoni e bici (e a volte anche cavalli e cavalieri) convivano armoniosamente. I pedoni hanno la priorità, e questo deve essere sempre ben chiaro e visibile.


L'utilità pubblica di tali piste e' tale che diventa riduttivo e sbagliato chiamarle piste ciclabili: é giusto, come in Francia e in Gran Bretagna, che abbiano nomi propri a indicare l'acquisizione della loro nuova natura di bene comune. A migliorarne la fruizione come luoghi di transito, aggregazione e tempo libero servono panchine e tavoli in prossimità dei paesi; segnaletica essenziale (tanto poi si mette tutto sul web), possibilmente con nome e distanza del prossimo paese; cartelloni tematici, ma solo se realizzati in materiali durevoli; barriere (semplici, di legno) che obblighino a ridurre la velocità e fermarsi negli attraversamenti di strade; fondo possibilmente asfaltato, ma va bene anche in ghiaino molto fine purchè su fondo livellato. La prova che progetti come questo funzionano? Su tutte le piste che ho percorso la gente si saluta con rispetto, simpatia, e forse con la complicità e la soddisfazione di essersi (ri)conquistati uno spazio comune a misura d'uomo".
 
Ringraziamo Gian Paolo Chiari per averci consentito la pubblicazione del testo e delle foto. 


Chiunque si trovasse a fare un esperienza di questo tipo anche in altri luoghi, lontani o vicini, se vuole, ci può mandare il suo racconto e le sue foto (a assovaldisieve@gmail.com).
Grazie

Forum rifiuti di Roma, nella prima giornata si è parlato di alcune esperienze di economia circolare e degli ostacoli che le frenano


21 giugno, 2017 
Legislazione inadeguata, vincoli e ritardi normativi frenano l’economia circolare. Pneumatici fuori uso, sacchetti compostabili, pannolini usati, rifiuti di fonderia e di demolizione: 5 storie di filiere virtuose a rischio chiusura per problemi non tecnologici




Immagine: Forum rifiuti di Roma, nella prima giornata si è parlato di alcune esperienze di economia circolare e degli ostacoli che le frenanoLa prospettiva dell'economia circolare oggi rappresenta una grande opportunità per il nostro Paese in termini di sviluppo occupazionale ed economico e per la risoluzione di annosi e gravi problemi come quello della gestione dei rifiuti, della reperibilità delle materie prime, dell’efficienza energetica e delle ingenti spese per le importazioni.
Nella prima giornata del IV Ecoforum organizzato a Roma da LegambienteLa Nuova Ecologia e Kyoto Club con la partecipazione di CONOU (Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati), si è parlato delle migliori esperienze italiane in tema di economia circolare ma anche degli ostacoli, non tecnologici, che occorre superare per poter sfruttare e beneficiare appieno delle opportunità offerte da questo nuovo tipo di scenario economico. Si stima infatti che una transizione completa a un'economia circolare in Europa potrebbe generare risparmi di circa 2mila miliardi di euro entro il 2030; un aumento del 7% del PIL dell'UE, con un aumento dell'11% del potere d’acquisto delle famiglie e 3 milioni di nuovi posti di lavoro supplementari.
“Seppure da Nord a Sud sono ormai numerose le esperienze di successo praticate da Comuni, società pubbliche e imprese private che fanno del nostro paese la culla della nascente economia circolare europea – ha dichiarato il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani - questa prospettiva continua a trovare ostacoli e barriere dovuti a legislazione inadeguata e contraddittoria che vanno rimossi. Il bando dei sacchetti di plastica non compostabili, le norme sulle materie prime seconde, la semplificazione delle procedure autorizzative per promuovere l’utilizzo del materiale differenziato da avviare a riciclo continuano ad avere problemi. Senza un intervento mirato in tal senso, la chiusura o la delocalizzazione delle imprese più innovative e sostenibili rischia di diventare la strada più probabile. Le Istituzioni nazionali e regionali stanno svolgendo un ruolo di retroguardia, nonostante oggi il Paese abbia tutte le carte in regola per fare da capofila su questo fronte in Europa. Il paradosso è che proprio chi ha investito nello sviluppo pulito e rinnovabile dell’economia circolare rischi ora di doversi fermare ostacolato da una normativa ottusa e miope”.
“Economia circolare non è solo gestione intelligente dei rifiuti, ma più in generale uso efficiente delle risorse - ha aggiunto il Vicepresidente di Kyoto Club Francesco Ferrante -. Ovviamente, però, è proprio dal recupero di materia nel ciclo dei rifiuti, dalla progettazione dei prodotti pensando alla loro riciclabilità, dall’uso di materie prime rinnovabili che può venire la spinta per utilizzare al meglio, anche in chiave di nuova occupazione, le opportunità offerte dall'innovazione tecnologica che in questi anni si è fatta travolgente e che fa apparire il ritardo nell'adeguamento normativo ormai a un livello patologico”.
Per facilitare lo sviluppo dell’economia circolare, occorre fissare criteri tecnici e ambientali (specifici) per stabilire quando, a valle di determinate operazioni di recupero, un rifiuto cessi di essere tale e diventi una materia prima secondaria o un prodotto, non più soggetto alla normativa sui rifiuti. Occorrono quindi delle disposizioni normative specifiche che stabiliscono i criteri e i requisiti specifici per dichiarare il cosiddetto “End of waste” (come previsto dalla direttiva europea 2008/98/EC e a livello nazionale dall’art. 184 ter del 152/06 ss.mm.ii).
Storie di sviluppo mancato
I sacchetti compostabili. L’Italia vanta un primato a livello europeo dovuto alla lungimiranza mostrata inserendo, nella legge finanziaria 2007, le prime norme nazionali finalizzate a vietare i sacchetti di plastica non compostabili per l’asporto delle merci. Norma divenuta effettiva solo 5 anni dopo, con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto legge n.2 del 25 gennaio 2012 che fissa anche i requisiti dei sacchetti “legali”, consentendo alle sole plastiche compostabili certificate (UNI EN 13432) di essere utilizzate, e stabilisce le sanzioni per chi infrange tali disposizioni (vigenti dall’agosto 2014). Questa lungimiranza ha permesso una riduzione nel consumo di sacchetti di plastica del 55% (da 200mila a 90mila tonnellate/anno) e una diminuzione in termini di CO2 di circa 900 mila tonnellate. Eppure, metà dei sacchetti in circolazione in Italia sono ancora illegali (40mila tonnellate di plastica), a discapito della filiera legale con una perdita di circa 160 milioni di euro, a cui si devono aggiungere 30 milioni di euro di evasione fiscale e 50 milioni di euro necessari per lo smaltimento delle buste fuori legge. Occorre quindi far rispettare una legge che permette di ridurre l’inquinamento e di migliorare la raccolta differenziata, promuovendo la riconversione industriale verso processi innovativi, rafforzando il sistema di controlli e applicando le sanzioni per fermare gli illeciti.
Il polverino di gomma proveniente dal trattamento di Pneumatici Fuori Uso (PFU) negli asfalti. Ogni anno in Italia si producono circa 350.000 tonnellate di PFU, avviate poi a recupero presso impianti che ne operano la frantumazione e triturazione per produrre gomma riciclata, acciaio, fluff tessile e/o combustibili alternativi a quelli di origine fossile. Nonostante gli asfalti modificati con polverino di gomma siano ormai usati con successo da oltre quarant’anni, mostrando un alto valore prestazionale e grande sostenibilità economica per la maggiore durabilità delle strade, oltre che ambientale per la riduzione del rumore e dei pneumatici avviati a recupero energetico, l’utilizzo del polverino di gomma viene frenato dalla diffidenza degli operatori del settore e dal loro mancato inserimento nei capitolati a causa della mancanza di criteri tecnici adeguati a distinguere un rifiuto da una materia prima secondaria non più soggetta alla normativa sui rifiuti. Eppure, aumentando la quantità di pneumatici fuori uso recuperati e utilizzati fino a raddoppiarla al 2020, si potrebbero riasfaltare 26.000 km di strade, con un risparmio energetico, ottenuto non utilizzando materiali derivati dal petrolio, di oltre 400.000 MWh e un taglio alle emissioni di CO2 pari a 225.000 tonnellate. 
I pannolini. Il processo di trattamento dei pannolini e dei prodotti assorbenti per la persona (Pap), attraverso un processo di sanificazione e separazione delle matrici che compongono il rifiuto, permette il recupero di materiali di elevata qualità destinati ad essere riutilizzati in svariati processi produttivi. Da una tonnellata di rifiuti Pap si ottengono circa 150 kg di cellulosa, 75 kg di plastica e 75 kg di polimeri assorbenti. In Italia, l’azienda privata Fater di Pescara ha realizzato a Spresiano (Tv), nel sito dell’azienda pubblica Contarina, un impianto di questo tipo dopo aver effettuato con successo la fase di sperimentazione. L’impianto è però fermo perché l’autorizzazione della Regione Veneto, in mancanza di una normativa nazionale, classifica le frazioni di plastica e di cellulosa prodotte dall’impianto come rifiuto e questo crea problemi alle aziende interessate al loro riciclo. Così la Fater ha avviato un procedimento legale che è ancora in corso e, nel frattempo, accumuliamo rifiuti, consapevoli che i rifiuti da PAP costituiscono circa il 2,5% dei rifiuti solidi urbani, pari a circa 900.000 tonnellate annue, mentre se il processo Fater venisse esteso su tutto il territorio nazionale, potremmo eliminare 3 discariche l’anno. 
Gli aggregati di materiali provenienti dai rifiuti da costruzione e demolizione (C&D).
Sono tra i rifiuti più imponenti: rappresentano il 25-30% del volume totale dei rifiuti in Europa e potrebbero essere recuperati e rigenerati con enormi vantaggi ambientali. Raggiungendo l’obiettivo della direttiva europea, recepita anche in Italia, del 70% entro il 2020 di riciclo di materiali da costruzione e demolizione, si genererebbero oltre 23 milioni di tonnellate di materiali che permetterebbero di fermare la realizzazione di almeno 100 cave di sabbia e ghiaia per un anno.
Sono stati utilizzati con successo anche in cantieri autostradali (come ad esempio per il Passante di Mestre), ma le barriere all'utilizzo degli aggregati di recupero sono purtroppo ancora molte, a partire dai capitolati che ne vietano o, di fatto ne limitano l’utilizzo, per la scarsa conoscenza da parte dei Direttori tecnici. La scarsa informazione dei professionisti e degli uffici tecnici danneggia lo sviluppo di questa filiera che andrebbe promossa rivedendo i capitolati d’uso, basandoli su specifiche normative relative ai criteri e ai requisiti per dichiarare questi materiali “End of Waste”.
Rifiuti di fonderia al posto di materiali da cava. Terre esauste, sabbie e scorie di fusione, opportunamente trattate, rappresentano una valida alternativa all’utilizzo di inerti naturali in molte applicazioni. Numerosi studi hanno evidenziato l’assoluta idoneità da un punto di vista tecnico dell’utilizzo di questi materiali per la realizzazione di rilevati e sottofondi stradali e in altre applicazioni civili.
Le sabbie derivate dagli scarti di fonderia potrebbero avere un riutilizzo virtuoso come materiali secondari, attraverso la miscelazione e movimentazione della sabbia, con risultati positivi sui costi di produzione e sull’ambiente, pari a una riduzione degli scarti da smaltire del 95% e un beneficio sui costi per acquisto di sabbia nuova pari a circa il 90%. La riduzione dei volumi di sabbia esausta sarebbe dell’85%-95%, il residuo di sabbia di scarto scenderebbe al 5-15% del volume. I vantaggi in termini ambientali sarebbero notevoli grazie al minor ricorso allo smaltimento in discarica e al minor utilizzo di materiali di scavo. Ma oggi tutto ciò è frenato da una burocrazia farraginosa, incerta e differente da Regione a Regione.
La prima giornata dell’Ecoforum è proseguita poi con la sessione dedicata all’Innovazione al servizio dell’economia circolare e con la tavola rotonda sull’Economia circolare e il contributo per il clima. La sessione pomeridiana invece ha riguardato il Ruolo dell’economia circolare nella riduzione del marine litter.

venerdì 23 giugno 2017

Comunicato Stampa: Salviamo le Gualchiere DI REMOLE


Gruppo Vie Nuove per le Gualchiere di Remole

COMUNICATO STAMPA 16-6-2017

Gualchiere Remole

Comune di Firenze: Base d'asta 2,2 miloni di euro, offerte entro il 29 giugno 2017

Le Gualchiere di Remole si trovano nel Comune di Bagno a Ripoli e sono un esempio dell’archeologia preindustriale del Medioevo, fonte di quelle ricchezze dell’Arte della Lana che finanziarono la Firenze del Rinascimento. Da più di un decennio sono state inserite nel piano dei beni alienabili del Comune di Firenze che ne è il proprietario.
Nessuno in questo decennio si è fatto avanti per acquisirle e la Cassa Depositi e Prestiti, una sorta di banco dei pegni dei beni pubblici, poco meno di un anno fa ne ha rifiutato la proposta.
Dopo questo fatto il Comune di Firenze ha “ri-parcheggiato” il bene tra quelli alienabili, scegliendo, così un percorso assai più sbrigativo, rispetto ad un impegno rivolto al recupero del complesso.
Così tutta una comunità, per evitare che le Gualchiere venissero semplicemente vendute insieme ai loro oltre 700 anni di storia, ha cominciato a organizzarsi e ha fatto sentire la propria voce.
La levata di scudi ha coinvolto varie associazioni e comitati, la scuola, parti dell’UNESCO e persino questo Circolo VieNuove, non per caso dell’oltrarno, che ha colto il senso estremamente grave della scelta che il Comune stava facendo.
In occasione del G7 della Cultura gruppi di cittadini hanno cercato di coinvolgere il Principe Carlo d’Inghilterra notoriamente sensibile al recupero di testimonianze di arti e mestieri del passato. Il Sindaco Nardella gli indirazzava non più di due mesi fa una missiva invitandolo a essere protagonista insieme ai Comuni interessati e lo stesso Unesco, di una task force per recuperare le Gualchiere di Remole, confermando, così, l’impegno a ricercare una strada certamente più complessa, ma più aderente alla gloriosa storia delle Gualchiere.
Fulmine a ciel sereno, pertanto, è apparso il bando d’asta che il Comune di Firenze ha emesso un mese fa per vendere le Gualchiere a soli 2,2 ML semplicemente al miglior offerente, facendo riesplodere in rischio che così facendo il bene possa cadere nelle mani di un acquirente qualsiasi.
Ma sarebbe vera salvezza?
Le Gualchiere di Remole non sono solo i resti materiali di una grande storia, sono la testimonianza della ricca economia fiorentina del ‘3-‘400. Sono un’affascinante struttura di archeologia industriale collocata nello splendido scenario della valle dell’Arno e dotata di uno straordinario sistema idraulico ancora in grado di produrre energia con la forza dell’acqua. Le Gualchiere sono (o meglio sono state fino a pochi anni fa) un luogo di vita, lavoro e socialità. Hanno ospitato anche in anni recenti residenze sociali, scuole, mulini di cereali, artisti... Raccontano
storie di associazioni, di scioperi, di conflitti sociali, di istruzione. E questa ricchezza sociale e identitaria deve essere conservata, anzi ricostruita, insieme alle infrastrutture idrauliche per usi oggi possibili.
La conferenza di oggi vuole mettere in primo piano la necessità che l’amministrazione fiorentina di concerto con il Comune di Bagno a Ripoli, individui le funzioni che potrà ospitare, attraverso un progetto di iniziativa pubblica che restituisca al luogo la dignità della sua e nostra storia realizzando un progetto articolato su un mix di funzioni tra loro complementari.
Chiediamo pertanto che sia annullato il procedimento d’asta perché non sarà certo con un’asta per la vendita al miglior offerente dell’intero complesso – vincolato solo da previsioni urbanistiche generiche e facilmente modificabili con un inchino al potente di turno – che risorgeranno le Gualchiere.
Questo gruppo invita tutta la stampa al convegno che si terrà comunque qui il 26 giugno prossimo alle 17.00, al quale hanno dato significativa adesione, Storici Architetti e Archeologi, come troverete nella cartella a voi predisposta.

15 Giugno 2017


Gruppo Vie Nuove per le Gualchiere di Remole

giovedì 22 giugno 2017

COMUNICATO STAMPA: Solidarietà a Miriam Amato dalla Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio

Firenze, 22 giugno 2017

Solidarietà a Miriam Amato dalla Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio

La Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio ha appreso con sgomento la decisione della maggioranza in Consiglio Comunale di revocare la presidenza della Commissione Affari Istituzionali alla consigliera Miriam Amato.
Le motivazioni della decisione sono scioccanti: la presidente della Commissione avrebbe organizzato “una serie di audizioni invitando, in maniera quasi permanente, comitati di cittadini, esperti in materia dei quali condivideva le battaglie politiche, antitetiche ai programmi dell’amministrazione, rinunciando, con tutta evidenza, a ricoprire un ruolo istituzionale e di garanzia proprio del Presidente di Commissione”.
Non si riesce, tuttavia, a capire cosa vi sia di scandaloso in audizioni con membri dell’Autorità per la Partecipazione della Regione Toscana, con dirigenti del Settore Politiche per la Partecipazione sempre della Regione o con gruppi di cittadini sulle modalità di realizzazione di percorsi partecipativi.
Oltre a esprimere la massima solidarietà alla consigliera Miriam Amato, la Rete intende stigmatizzare con forza i disvalori profondi alla base di questa decisione del Partito Democratico in Comune: se solo ascoltare o far esprimere posizioni diverse da quelle della maggioranza è considerato in conflitto con la vita delle istituzioni c’è davvero da chiedersi cosa intenda questo partito per democrazia.
Se solo dare voce a gruppi di cittadini che si sono attivati per partecipare al dibattito politico è considerata una attività fuorilegge c’è da essere seriamente preoccupati.
Se questa maggioranza in Consiglio Comunale ritiene che posizioni diverse dalle sue non debbano nemmeno essere prese in considerazione, se si nega anche la possibilità di espressione del dissenso, vuole dire che il degrado politico e democratico ha raggiunto livelli realmente pericolosi.
In questa vicenda incresciosa la vittima non è solo Miriam Amato, ma anche i cittadini di Firenze, tutti coloro che credono in una democrazia reale e non solo a parole.

Paolo Baldeschi
Presidente della  Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio
3356773366

lunedì 19 giugno 2017

22 GIUGNO: DAL TRAMONTO ALL'AIA

Il Comitato Bianco E Nero, in collaborazione con SULLA SIEVE Live in Sieve, è lieto di invitarvi ad una divertente serata di musica, stornelli e…il buon cibo di una volta!
Ricostruiremo insieme le atmosfere allegoriche e conviviali del mondo contadino mangiando prelibati piatti ormai scomparsi dalle nostre tavole preparati grazie all’aiuto della Locanda Toscani da sempre, berremo tanto buon vino delle cantine Ruffino, canteremo e balleremo fino a tarda sera con la musica e la poesia dei nostri amici dell’Associazione Culturale La Leggera.
La serata avrà inizio alle 19 con un aperitivo a buffet con crostini neri e di verdure accompagnati da un buon bicchiere di vino o prosecco e continuerà al tavolo dalle 20 dove verranno serviti piatti rustici e vino a fiumi!
Il menù sarà così composto: antipasti misti con insalata di ceci vegetariani, pappa al pomodoro, tricotta con olio aromatico, salumi toscani, pecorino e pere. Due primi piatti: lasagne al locio e risotto di verdure. Secondo: uno spiedino di carne con stufato di pecora, frittata di cipolle e patate e verdure varie (zucchine, cipolle fresche, carote sedano, fagiolini, piselli). Per finire cantuccini di Prato e VinSanto.
Insomma una serata imperdibile per gli amici del Comitato in Bianco e Nero! Prenotatevi subito, posti limitati!
Il costo è di 25 Euro per gli adulti, di 10 Euro per i bambini da 6 a 14 anni e gratis per i bambini fino a 6 anni.
Prenotazione obbligatoria.
Per info e prenotazioni chiamate il 3333221801 oppure 3394257969

venerdì 16 giugno 2017

Paesaggio: l’attacco convergente

di Maria Pia Guermandi, su Eddyburg, 30 maggio.
Dilagante e per lo più scomposta è stata l’attenzione mediatica riservata, in questi ultimi giorni, alle sentenze con le quali il TAR ha stroncato il fiore all’occhiello della cosiddetta riforma Franceschini, la creazione dei 20+10 supermusei autonomi. Quella riforma si era concentrata, appunto, sui così detti “attrattori turistici”, ovvero sia musei e monumenti ad alta redditività, con provvedimenti di cui ora sta emergendo l’opacità e l’illegittimità amministrativa, oltre che l’approssimazione culturale.Obliterato nelle iniziative del responsabile politico del Mibact, il paesaggio è invece oggetto di attenzione privilegiato di alcuni degli ultimi provvedimenti che si iscrivono nel sempreverde ambito della “semplificazione” amministrativa accoppiato, ora, al nuovo passepartout del “ce lo chiede l’Europa”. Si tratta di decreti e disegni di legge tali, nei loro effetti convergenti, da rappresentare un pericolo gravissimo per la tutela paesaggistica dell’intero territorio nazionale.
Il 26 maggio eddyburg ha pubblicato l’appello contro il ddl Falanga (ALA di Verdini) che costituisce, con il pretestuoso obiettivo della regolamentazione delle demolizioni di immobili abusivi, una sorta di condono edilizio mascherato e, per di più, dilatato sine die, essendo privo di limiti temporali.
Il ddl è costruito in modo da costituire non solo un impedimento de facto alle demolizioni, ma da diventare addirittura un incentivo a nuove costruzioni abusive, reintroducendo una distinzione fra abusivismo di necessità e abusivismo di speculazione che riporta le lancette della storia indietro di almeno mezzo secolo.
Ma la continuità con la politica del ventennio berlusconiano dei due condoni edilizi va ben oltre.
Il recente decreto legislativo (401) di modifica della Valutazione di Impatto Ambientale, ora in fase di approvazione definitiva da parte del Consiglio dei Ministri, rappresenta un tentativo di compressione radicale di questo importantissimo sistema di verifica. Con la nuova VIA, non solo le Grandi Opere, ma ogni genere di infrastruttura godrà così di una sorta di percorso protetto, in quanto alla commissione di valutazione sarà sottoposto non più il progetto definitivo, ma solo quello preventivo, in moltissimi casi profondamente diverso dal precedente. Una cambiale in bianco che, anche in questo caso, ci riporta alle berlusconiane leggi Obiettivo (2001), annullando gli effetti del nuovo Codice degli Appalti che di quelle leggi voleva essere il superamento.
Circa un anno fa stesso destino era toccato alle Soprintendenze, i cui poteri di autorizzazione paesaggistica sono stati profondamente modificati – al ribasso – nei tempi e nelle modalità, dapprima con lo Sblocca Italia e poi soprattutto attraverso la nuova disciplina delle conferenze di servizio sancita dalla legge Madia.
Nel frattempo la Camera sta discutendo la pessima riforma della legge quadro 394/91, quella sui Parchi. Il ddl Caleo rappresenta, nell’attuale versione, lo stravolgimento della filosofia di conservazione delle aree protette, quella che aveva aperto – fra gli anni ‘80 e ‘90 del secolo scorso – una stagione di indubitabili progressi nella difesa dei beni naturali.
E infine, il 6 aprile scorso è entrato in vigore – tramite decreto (DPR 31/2017) – il nuovo regolamento che riduce ulteriormente l’ambito di applicazione dell’autorizzazione paesaggistica per gli interventi di “lieve entità” (fra i quali parcheggi, dehors, aperture di finestre, verande, impianti di microeolico e pannelli solari, e via elencando per oltre 70 tipi di intervento). Anche in questo caso, ci troviamo di fronte alla perfetta continuità con i governi Berlusconi che, non appena emanato il Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, nella versione del 2008, anziché incentivare la copianificazione paesaggistica ivi prescritta a Mibact e Regioni sulle aree tutelate, cominciarono ad eroderne l’impianto soprattutto attraverso le limitazioni alla autorizzazione paesaggistica.
Anche da questo sommario elenco risulta evidente come esista una ratio comune che ispira i provvedimenti nel loro insieme: lo smantellamento progressivo del sistema di controlli e monitoraggi sul territorio, ad ogni livello. Processo che implica, inevitabilmente, un ribaltamento delle garanzie costituzionali: come noto, Corte Costituzionale e Consiglio di Stato hanno ribadito in innumerevoli sentenze come la tutela del paesaggio sia un interesse sovraordinato ad ogni altro, e addirittura “incompatibile con ogni forma di attenuazione determinata dal bilanciamento o dalla comparazione con altri interessi, ancorché pubblici” (CdS, sentenza n. 3652/15, con riferimenti a giurisprudenza precedente).
In questa vicenda, chiara è la responsabilità del Mibact che, oltre a concentrare le risorse solo sui grandi attrattori turistici, ha sistematicamente mancato, rispetto ai provvedimenti sopra richiamati, di esercitare il benché minimo controllo e difesa delle prerogative ministeriali, di fatto concedendo un via libera incondizionato anche a rivolgimenti istituzionali sostanziali, come l’incardinamento delle Soprintendenze coordinate, ai sensi della Madia, dai prefetti.
Vi è però un aspetto che, nell’attuale fase ministeriale, lega fra di loro valorizzazione e tutela, ed è l’invadenza della politica a scapito della competenza tecnica: come nella scelta dei direttori dei Musei o dei Parchi nazionali, così per quanto riguarda le decisioni ultime delle conferenze dei servizi, quest’ultima stagione politica proclama a piena voce una volontà di affermazione autoreferenziale che si dimostra insofferente di ogni limite e contrappeso.
Il rischio non è più solo sul piano della tutela del patrimonio e del paesaggio, ma su quello delle regole democratiche.

Riqualificazione fa rima con compensazione, ma anche con speculazione?

Di Miriam Amato e Maurizio Da Re, La città invisibile, 20 maggio.
Sono oltre 40 le “aree di trasformazione” che il sindaco Nardella vuole approvare in questi 5 anni di mandato. Nella relazione sui suoi primi 1000 giorni durante il Consiglio Comunale del 15 maggio Nardella ha detto con orgoglio: “governiamo la più grande trasformazione della città degli ultimi 150 anni in termini di riqualificazione e grandi infrastrutture”.E si riferiva non solo alla TAV e alle tramvie, ma anche agli interventi urbanistici strategici già approvati e quelli futuri. E’ la concretizzazione dell’idea dei “volumi zero”, di renziana memoria e “rubata”, mistificandola, all’allora opposizione dezordiana. Ma secondo il sindaco è “riqualificazione urbanistica e immobiliare senza cedere alle speculazioni”, perché è un “mix di funzioni” (sic).
Ed è lo sviluppo del concetto della “compensazione” e monetizzazione degli impatti delle opere, che ricorda i tempi della TAV del Mugello con le compensazioni ai Comuni e quelli attuali della TAV di Firenze con i 76 milioni di trasferimenti da RFI al Comune, di cui quasi 28 ml già incassati dal 2013, anche senza l’avvio del cantiere di Campo di Marte.
La riqualificazione urbanistica prevede le “compensazioni” tramite le convenzioni consentite con il Regolamento Urbanistico per “gli impatti generati dall’incremento/modifica del carico urbanistico generato dalla trasformazione” della singola area: è l’art. 16, comma 2 punto 4 delle Norme Tecniche di Attuazione, sulla cui legittimità può sorgere il dubbio.
In Consiglio il sindaco ha accennato a 13 interventi già “convenzionati”, poi altri 19 in via di convenzione e ancora altri 13 già “attenzionati”. Infatti dall’approvazione il 2 aprile 2015 del Regolamento Urbanistico sono già passate dal Consiglio Comunale “riqualificazioni” come il campus della olandese Student Hotel nel palazzo delle ex Ferrovie di viale Belfiore (il “Palazzo del Sonno”), il negozio della Apple nella ex BNL di piazza della Repubblica e l’altra ex BNL di via Cerretani, il Campeggio di Rovezzano, la Metro nell’ex deposito Lazzi di via Mercadante, l’ex Enel Campofiore, l’ex magazzino già affittato al Comune in via Erbosa 89, i complessi immobiliari Inarcassa ex Inpdap in Viale Matteotti 15 ed ex Inps in via Foggini 2, quelli in via della Piazzuola 4,e in via dell’Erta Canina 26/a. Con le convenzioni l’amministrazione monetizza gli impatti delle opere tramite “la realizzazione di opere e attrezzature pubbliche, oppure di servizi di manutenzione urbana straordinaria… o in un corrispettivo economico sulla base della stima fornita dal Comune”.
Ad esempio per l’impatto del campus al Palazzo del Sonno (con investimento di 40 milioni di Student Hotel, che starebbe acquistando anche l’area di Belfiore) sono stati stabiliti oltre 2 milioni di euro in opere, come il rifacimento di piazza della Vittoria e della Costituzione (più marciapiedi e piste ciclabili), mentre per il negozio Apple in piazza della Repubblica il Comune ha incassato direttamente 986 mila euro. Ma la maggiore compensazione potrebbe avvenire nel prossimo futuro con l’area ex Officine Grandi Riparazioni e la dismissione dei binari ferroviari della Leopolda trasformati in linea tramviaria 4 con meno vincoli edilizi: i giornali hanno indicato in oltre 30 milioni di euro il possibile incasso dalla vendita dell’area da parte di RFI e con il successivo piano di recupero sarebbero previsti 14 milioni di euro nelle casse comunali.
Continueremo ad opporci in Consiglio Comunale a queste presunte riqualificazioni, nonostante il PD abbia i numeri per approvare gli atti e nonostante la discussione, anche da parte dei gruppi di opposizione, sia limitata al merito delle compensazioni. Criticare i progetti significa farsi definire contrari allo sviluppo della città a “volumi zero” e agli investimenti che generano posti di lavoro.
Un’ultima considerazione, ispirata da Paolo Maddalena: in questo modo di amministrare è radicato il concetto che il proprietario è assoluto padrone dei suoi beni, non tenendo conto del fatto che il fenomeno dell’edificazione produce effetti non solo sui beni in proprietà del privato, ma anche sui beni che sono in proprietà collettiva, come il paesaggio che, essendo un aspetto del territorio, è in proprietà collettiva del popolo, a titolo di sovranità.

LE GUALCHIERE DI REMOLE - FORTUNA E DESTINO DI FIRENZE






Le Gualchiere di Remole si trovano nel Comune di Bagno a Ripoli e sono un esempio dell’archeologia pre-industriale del Medioevo, fonte di quelle ricchezze dell’Arte della Lana che finanziarono la Firenze del Rinascimento. Da più di un decennio sono state inserite nel piano dei beni alienabili del Comune di Firenze che ne è il proprietario.
Nessuno in questo decennio si è fatto avanti per acquisirle e la Cassa Depositi e Prestiti, una sorta di banco dei pegni dei beni pubblici, poco meno di un anno fa ne ha rifiutato il pegno.
Dopo questo fatto il Comune di Firenze ha “ri-parcheggiato” il bene tra quelli alienabili ma è apparso chiaro a tutti che c’era una maggiore volontà di sbarazzarsi di questo bene.
Così tutta una comunità, per evitare che le Gualchiere venissero semplicemente vendute insieme ai loro oltre 700 anni di storia, ha cominciato organizzarsi e ha fatto sentire la propria voce.
La levata di scudi ha coinvolto varie associazioni e comitati, la scuola, parti dell’UNESCO e persino questo Circolo VieNuove, non per caso dell’oltrarno, che ha colto il senso estremamente grave della scelta che il Comune stava facendo.
In occasione del G7 della Cultura gruppi di cittadini hanno cercato di coinvolgere il Principe Carlo d’Inghilterra notoriamente sensibile al recupero di testimonianze di arti e mestieri del passato. Il Sindaco Nardella gli indirazzava non più di  due mesi fa una missiva invitandolo a essere protagonista insieme ai Comuni interessati e lo stesso Unesco, di una task force per recuperare le Gualchiere di Remole. 
Fulmine a ciel sereno è apparso quindi il bando d’asta che il Comune di Firenze ha emesso un mese fa per vendere le Gualchiere a soli 2,2 ML semplicemente al miglior offerente.
Il rischio è che così facendo il bene possa cadere nelle mani di un acquirente qualsiasi.
Chi sa che alla fine non spunti un altro arabo a togliere le castagne dal fuoco e farne quello che vuole al di là di ogni regolamento urbanistico con il ricatto di salvarne almeno le mura. Ma sarebbe vera salvezza?
Le Gualchiere di Remole non sono solo i resti materiali di una grande storia, sono la testimonianza della ricca economia fiorentina del ‘3-‘400. Sono un’affascinante struttura di archeologia industriale collocata nello splendido scenario della valle dell’Arno e dotata di uno straordinario sistema idraulico ancora in grado di produrre energia con la forza dell’acqua. Le Gualchiere sono (o meglio sono state fino a pochi anni fa) un luogo di vita, lavoro e socialità. Hanno ospitato anche in anni recenti residenze sociali, scuole, mulini di cereali, artisti... Raccontano storie di associazioni, di scioperi, di conflitti sociali, di istruzione. E questa ricchezza sociale e identitaria deve essere conservata, anzi ricostruita, insieme alle infrastrutture idrauliche per usi oggi possibili.
La conferenza di oggi vuole mettere in primo piano la necessità che l’amministrazione fiorentina di concerto con il Comune di Bagno a Ripoli, individui le funzioni che potrà ospitare, attraverso un progetto di iniziativa pubblica che restituisca al luogo la dignità della sua e nostra storia realizzando un progetto articolato su un mix di funzioni tra loro complementari.
Riteniamo che ciò possa venire e realizzato eventualmente da un corrispondente mix di privati. 
Non sarà certo con un’asta per la vendita al miglior offerente dell’intero complesso – vincolato solo da previsioni urbanistiche generiche e facilmente modificabili con un inchino al potente di turno – che risorgeranno le Gualchiere.

17 giugno - MANIFESTAZIONE: NO ALLE GRANDI OPERE INUTILI

         Sabato 17 alle ore 16:30

lunedì 12 giugno 2017

Oscure manovre attorno all’aeroporto di Firenze

di Paolo Baldeschi, su Eddyburg, 8 giugno.
Sono passati più di sei mesi da quando la Commissione tecnica Via ha “approvato” (le virgolette sono d’obbligo) il progetto del nuovo aeroporto di Firenze con 142 prescrizioni cui i proponenti Enac e Toscana Aeroporti dovrebbero ottemperare. Da allora tutto tace ufficialmente e il Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti – già eletto alla Camera nel 2006 a sostegno di Berlusconi, già impegnato nella campagna contro il referendum sull’acqua pubblica – non ha ancora firmato il giudizio di compatibilità per concludere l’iter procedurale. Il progetto dell’aeroporto di Firenze non ha, perciò, ancora superato la primissima fase; né si può certo dare colpa agli apparati tecnici (leggi “burocratici” per il compiacente giornalismo locale) di un ritardo inspiegabile, o meglio, spiegabile solo nel vischioso mondo che unisce politica, lobby e interessi privati.
Vediamo come sono andate le cose. Enac, ente preposto al controllo dei progetti aeroportuali, ma in questo caso co-proponente, non contento delle 142 osservazioni che di fatto rendono inattuabile il progetto chiede alla Commissione Via di modificare alcune prescrizioni: non vuole, tra l’altro, un Osservatorio ambientale indipendente che monitori la realizzazione del progetto, non vuole lo spostamento del lago di Peretola per il rischio di bird-strike, non vuole che un “organismo terzo” sia incaricato della valutazione del rischio aeroportuale, autoproponendosi a ciò, come controllore di se stesso. Analoghe pressioni vengono fatte sul Ministro dell’Ambiente che, a sua volta, le rimanda alla Commissione Via che, tuttavia, si rifiuta di modificare il proprio parere; tanto più in una situazione politica incerta, in cui il grande sponsor di Toscana Aeroporti presieduta dall’amico Marco Carrai, vede alquanto appannato il suo smalto di vincitore.
A tutt’oggi, né Regione Toscana, né Comuni, né cittadini sono informati del contenuto delle prescrizioni nel parere Via, peraltro in parte trapelate nella stampa. Silenzio che i Sindaci dei Comuni della Piana hanno cercato di rompere con una lettera di sollecito al Ministro Galletti, trovando la resistenza del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, a quanto pare non interessato ai rischi cui incorreranno i suoi amministrati.
“Ci risulta che Enac abbia presentato una nuova istanza per chiedere la modifica del quadro prescrittivo che accompagna il parere Via. Sarebbe una procedura apodittica e illegittima perché per ottenere un nuovo parere il proponente dovrebbe ritirare e ripresentare il progetto e non certo chiedere alla commissione di modificare quanto già stabilito. Per questo vogliamo copia dell’istanza avanzata da Enac sottolineando che il ministero dell’Ambiente non ha mai fornito all’opinione pubblica alcuna delucidazione sulla rilevanza dei nuovi atti e dei nuovi documenti presentati da Enac. Si richiedono tali atti ai fini della riapertura dei termini per la presentazione delle osservazioni e per garantire la piena partecipazione del pubblico al procedimento” (intervista pubblicata il 9 giugno sul giornale on-line notiziedaprato.it)
Queste le affermazioni di Gianfranco Ciulli, portavoce dei Comitati della Piana contrari al progetto; ineccepibili dal punto di vista dell’osservanza delle leggi, sono, nella fattispecie, tenute in non cale, non solo dai privati direttamente interessati, ma anche da coloro che istituzionalmente dovrebbero essere garanti del loro rispetto. In un paese normale, dove vige una democrazia effettiva, queste affermazioni avrebbero provocato un acceso dibattito politico e meritato i titoli di testa dei giornali. Nell’Italia, sospesa tra legge elettorale, la cui approvazione dovrebbe essere seguita da nuova elezioni per dare il ben servito al governo clone di Gentiloni e ipotesi di nuove alleanze salvifiche tra PD e Forza Italia contro la minaccia dei lanzichenecchi grillini, anche le denunce più documentate non rompono il muro di gomma che i politici oppongono ai cittadini. In attesa che qualcuno annunci trionfalmente che il bird-strike non costituisce un pericolo, che i piani di rischio del proponente saranno controllati dal proponente, che l’Osservatorio, cui Enrico Rossi si è autocandidato come presidente-garante, non si farà. Ciò che, dati i precedenti, della Tav nel Mugello e di casi analoghi, potrebbe non essere un gran male.